Ma come si fa ad aver fiducia? Rosa troppo corta e allenatore fenomeno ci stanno costando troppi punti
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Dopo la batosta di mercoledì in casa col Bologna, il Milan torna a San Siro in casa dei cugini per un derby che ci vede nettamente sfavoriti.
Questo non tanto perché non si possa battere l’Inter, apparsa tutt’altro che invincibile anche a Venezia, quanto per una serie di fattori diversi ma che messi insieme ci pone davanti a un Himalaya da scalare.
In primis il morale sotto i tacchetti. Prendere 4 gol in casa dopo aver chiuso in vantaggio il primo tempo è qualcosa che non esce in fretta dalla testa. Soprattutto dopo il 3-0 di coppa contro il Bournemouth. Segno che qualcosa nella fiducia della squadra si è sbriciolato.
Poi, la solita marea di infortuni cui si è aggiunto Tomori. Dovrebbero tornare Moreira, Gila e Rabiot, in pratica quelli tra i più forti, ma chissà in che condizioni, visti i pochi giorni di allenamento.
Inoltre, le scelte tecniche a dir poco discutibili dell’allenatore. Insistere su Estupinian – dimostratosi assolutamente incapace – è ai limiti della presa in giro dei tifosi. La sostituzione di Hutchinson mercoledì sera è stata assolutamente inspiegabile, visto che con Cisse era tra i migliori in campo. Così come voler continuare con la difesa a 4 dopo l’uscita di Tomori: abbiamo sempre giocato a 3 dietro e bastava tornare all’antico modulo. Per non parlare poi della gestione di Ramos, cui si chiede di svariare per tutto il campo a prender calci, salvo poi non esser quasi mai presente là dove dovrebbe essere: in area.
A queste “perplessità se ne potrebbero aggiungere moltissime altre, che ci portano comunque a considerare Amorim del tutto inadeguato alla panchina del Milan e con un atteggiamento di arroganza o supponenza totalmente fuori luogo.
Infine, avevamo detto fin da agosto che questa rosa non era adeguata per poter affrontare 2 competizioni. I recenti infortuni che hanno costretto a portare in panchina ragazzi di Milan Futuro ne sono la prova.
Per questo la responsabilità è della dirigenza e proprietà che ha agito con supponenza e scarsa conoscenza del calcio, non solo italiano.
Parliamo da tifosi, quelli che sostengono sempre e comunque la squadra perché per noi la maglia conta più di chi la indossa: siamo alla fine di ottobre e rischiamo di trovarci a pensare al prossimo campionato perché siamo già fuori da tutto (coppa Italia esclusa).
Non ce lo meritiamo.
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