Senza uomini in area non si vince Rabiot: più inserimenti e terzini offensivi per tornare a segnare
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Il Milan uscito dal campo di Reggio Emilia ha lasciato dietro di sé una scia di perplessità che nemmeno il gol di Rabiot è riuscito a cancellare. La squadra non ha convinto, e a destare preoccupazione non è tanto il risultato in sé, quanto la sensazione di smarrimento tattico che ha accompagnato la prestazione.
I concetti che Rúben Amorim vorrebbe trasferire alla sua creatura sembrano ancora lontani dall’essere assimilati, e lo stesso tecnico portoghese non ha nascosto una delusione profonda per come i suoi uomini hanno interpretato la partita. Il passo indietro rispetto alle precedenti uscite è stato evidente sotto molteplici aspetti: la manovra offensiva è risultata prevedibile e poco incisiva, mentre la fase difensiva ha mostrato crepe preoccupanti.
Ma ciò che ha fatto più rumore è stato il modo in cui il Milan ha gestito il vantaggio firmato proprio da Rabiot, incapace di controllare la gara con la giusta maturità e, soprattutto, privo di quella scintilla emotiva e agonistica necessaria per andare a caccia del secondo gol. Un finale senza energia, senza coraggio, senza quella fame che dovrebbe contraddistinguere una squadra che ambisce a traguardi importanti.
Ed è stato paradossalmente lo stesso Rabiot, autore della rete, a mettere il dito nella piaga, individuando un problema che merita un’analisi seria e immediata tra le mura di Milanello. Il centrocampista francese ha parlato chiaro: il Milan non porta uomini in area di rigore, non occupa con sufficiente aggressività lo spazio vicino alla porta avversaria. Non è una questione che riguarda soltanto gli attaccanti, ma coinvolge l’intero reparto avanzato e persino la linea difensiva. I centrocampisti non si inseriscono con continuità, i terzini non sfruttano fino in fondo le loro incursioni offensive, e il risultato è una squadra che arriva costantemente in inferiorità numerica nella zona decisiva del campo.
Le parole di Rabiot sono un manifesto tattico: occorre mettere più uomini in area quando si attacca, perché è così che si fanno i gol.
Andiamo con pochi giocatori, ha sottolineato, e anche su questo aspetto dobbiamo crescere. I centrocampisti devono inserirsi, i terzini devono giocare in modo offensivo, partecipare alla manovra e creare superiorità. Sembra proprio che il francese abbia individuato uno dei nodi cruciali di questo Milan, un problema strutturale che non può più essere ignorato.
Ma è altrettanto vero che su questo si deve lavorare con urgenza, con dedizione e con la consapevolezza che ogni giorno di ritardo significa punti preziosi lasciati per strada.
Amorim ha il compito di trasformare queste indicazioni in lavoro quotidiano, di costruire meccanismi che portino la squadra a riempire l’area con costanza e determinazione.
Solo così il Milan potrà ritrovare quella pericolosità offensiva che sembra essersi smarrita e tornare a competere ai livelli che la sua storia impone.
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