Milan, l’anima non c’è I rossoneri restano imbattuti ma senza identità

16/10/2026

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La ripresa del campionato ha restituito un’immagine del Milan che conferma i timori serpeggiati nel corso dell’estate. La squadra rossonera continua a mostrare un deficit di qualità tecnica che si traduce, puntualmente, in una difficoltà cronica nel leggere le partite e nel trovare le soluzioni necessarie per portarle a casa. Il pareggio contro il Sassuolo non è soltanto un risultato negativo, ma la fotografia di un blackout collettivo che nemmeno le parole di Rúben Amorim in conferenza stampa sono riuscite a giustificare fino in fondo.
La sensazione è che la sosta abbia azzerato tutto quanto di buono si era intravisto contro il Lecce, riportando a galla lacune tecnico-qualitative che rischiano di pesare in modo significativo sul cammino stagionale. E l’appuntamento con il Salisburgo, valido per l’Europa League, assume già i contorni di un crocevia importante, un banco di prova che dirà molto sulle reali ambizioni di questa squadra. La verità, nuda e cruda, è che non esiste ancora un’anima chiara in questo Milan.
Ci sono fiammate improvvise, lampi che abbagliano e illudono, ma anche bruschi ritorni al punto di partenza che lasciano spaesati e spingono a chiedersi cosa sia davvero questa squadra. Non è una questione di poco conto, perché essere imbattuti in campionato non può bastare come certificato di soddisfazione, soprattutto quando si affronta un Sassuolo apparso tutt’altro che brillante e ammaliante rispetto alla versione che aveva saputo battere la Juventus.
Mancano tante cose a questo Milan, troppe per poter pensare di competere ai livelli che la storia impone. Mancano i gol, manca la cattiveria agonistica di Gonçalo Ramos, un centravanti che non può essere protetto per sempre dalle critiche e che sta pagando a caro prezzo la mancanza di un sistema offensivo funzionale.
Il portoghese fatica tremendamente a trovare palloni giocabili da indirizzare verso la porta avversaria, e questo perché la squadra non produce ancora quel volume di gioco necessario per garantire al numero nove un numero sufficiente di occasioni. È giusto riconoscere che la responsabilità non è soltanto sua, ma è altrettanto vero che anche l’attaccante ci mette del suo, vagando per il campo alla ricerca disperata del pallone, lontano dalla zona dove dovrebbe far male.
Questo movimento continuo e scoordinato finisce per svuotare l’area di rigore, e in una squadra che già difetta di personalità nel prendersi la responsabilità del tiro verso la porta, il problema non fa che espandersi a macchia d’olio.
Amorim ha davanti a sé una sfida complessa: costruire un’identità riconoscibile, restituire qualità alla manovra e trovare il modo di servire adeguatamente il proprio centravanti. Il tempo stringe e le occasioni sprecate pesano come macigni, perché in un campionato così equilibrato ogni punto lasciato per strada può risultare decisivo. Il Milan ha bisogno di ritrovare se stesso, di scoprire quell’anima che ancora non si vede, e di trasformare le potenzialità in risultati concreti. Altrimenti l’imbattibilità resterà un dato statistico privo di valore, e le ambizioni rossonere si scontreranno con una realtà fatta di limiti evidenti e problemi irrisolti.


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