Amorim prepara la svolta: la difesa a tre può sparire? Il Milan valuta il 4-2-3-1
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La linea a quattro non è più soltanto un’ipotesi tattica per il Milan.
Rúben Amorim ha schierato il 4-2-3-1 nell’amichevole con il Padova, disputata con gran parte dei titolari assenti per gli impegni delle nazionali. Il pareggio per 1-1, con la rete rossonera di Ossola e quella biancoscudata di Sgarbi, ha offerto indicazioni soprattutto sull’assetto scelto: Pietro Terracciano tra i pali, Tomori, Gila, Gabbia e Diawara in difesa, Loftus-Cheek e Comotto in mediana, quindi Filippo Terracciano, Idrissi e Hutchinson alle spalle di Pulisic, impiegato da centravanti.
La scelta sorprende perché Amorim ha costruito gran parte del proprio percorso su una difesa a tre, sistema adottato anche al Manchester United e a lungo considerato centrale nella sua idea di calcio. L’esperimento con il Padova, tuttavia, non appare isolato. Nella gara contro il Lecce, vinta dal Milan per 3-0, si era già intravista una disposizione diversa: Gila agiva da terzino destro, Estupiñán occupava la corsia opposta, Chukwueze e Saelemaekers garantivano ampiezza e Pulisic si avvicinava a Gonçalo Ramos. In fase di non possesso la squadra assumeva così le sembianze di un 4-2-3-1, oppure di un 4-4-2. Anche l’ingresso di Diego Moreira al posto di Saelemaekers, con il portoghese avanzato davanti a Estupiñán e poi a segno, ha mostrato la possibilità di modificare compiti e posizioni senza stravolgere gli interpreti.
Il punto centrale non è stabilire se il 3-4-3 sia stato accantonato, ma capire se Amorim voglia trasformarlo da schema dominante in una delle opzioni a disposizione. Il tecnico ha riconosciuto che le caratteristiche dei calciatori possono rendere necessario un adattamento, indicando una maggiore apertura rispetto alla rigidità esibita in passato. La flessibilità potrebbe permettere al Milan di scegliere tra costruzione a tre e linea difensiva a quattro in base alle risorse disponibili e alle esigenze della partita. L’indizio raccolto contro il Padova, insieme alle tracce emerse con il Lecce, rende concreta una svolta che fino a poco fa sarebbe sembrata lontana: per Amorim, il modulo non è più un dogma, ma uno strumento da modellare sulla squadra.
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