Il Milan di Amorim si divide in due e la Lazio lo smaschera Primo tempo disastroso, ripresa ok ma la rosa è ancora incompleta

18/09/2026

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Il pareggio maturato all'Olimpico contro la Lazio ha funzionato come una radiografia spietata dello stato attuale del Milan, mettendo in luce con crudele chiarezza chi può e chi non può reggere il palcoscenico della Serie A in una squadra che resta un cantiere aperto non soltanto dal punto di vista tattico ma anche nelle dinamiche dirigenziali che hanno portato a certe conferme in rosa.
I primi quarantacinque minuti di gioco hanno offerto uno spettacolo francamente inaccettabile, con i rossoneri letteralmente sovrastati dai padroni di casa per ritmo, intensità fisica e lucidità mentale, oltre che per il numero di occasioni concesse, e i due gol subiti rappresentano la cartina di tornasole più eloquente dei difetti strutturali di una rosa assemblata con evidenti contraddizioni.
Il caso più lampante è quello di Pervis Estupinan, un giocatore che si è rivelato un problema concreto e non più rimandabile, visto che sia Floriani Mussolini sia Cancellieri lo hanno puntato con una facilità disarmante mettendolo in mezzo ripetutamente e sfruttando le sue letture difensive cronicamente sbagliate, e il gol dell'uno a zero è la fotografia perfetta di un errore di valutazione che risale alla sessione estiva di mercato, quando l'Aston Villa aveva raggiunto un accordo sia con il calciatore sia con il Milan per il trasferimento ma Rúben Amorim decise di trattenerlo dopo averlo valutato durante la tournée, una scelta che si sta rivelando sbagliata alla luce di quanto già dimostrato dal terzino ecuadoriano nella stagione precedente con Allegri.
Discorso analogo e forse ancora più severo riguarda Ruben Loftus-Cheek, un centrocampista che ha esaurito il credito a disposizione ben al di fuori dei cancelli di Milanello e che ha sprecato malamente la chance concessa dal tecnico portoghese dopo le dichiarazioni pubbliche in cui lo stesso Amorim aveva sottolineato la limitata capacità dell'ex Chelsea di accendersi durante l'arco della gara, perché a Roma non si sono visti nemmeno quei famosi cinque minuti di intensità e il repertorio di errori è rimasto desolantemente identico con contrasti persi con imbarazzante facilità, una difesa del pallone inesistente nonostante il fisico imponente, passaggi sbagliati e nessuna connessione degna di nota con Gonçalo Ramos.
La prova del nove è arrivata quando Loftus-Cheek è stato sostituito e al suo posto è entrato Pulisic accanto a Cisse, perché il Milan si è trasformato radicalmente nel gioco sulla trequarti avvicinandosi di almeno dieci metri alla porta avversaria e dimostrando che il sistema tattico di Amorim richiede trequartisti con caratteristiche completamente diverse da quelle che l'inglese può offrire.
Il secondo tempo dell'Olimpico, tuttavia, deve servire da lezione fondamentale sull'approccio mentale alle partite, perché questa squadra non può permettersi di entrare in campo con sufficienza pensando di avere una superiorità psicologica sugli avversari e confidando che prima o poi la gara si raddrizzerà da sola, dato che per costruire una mentalità vincente serve scendere in campo con lo stesso ritmo fisico e mentale mostrato nella ripresa e per farlo servono undici titolari in grado di esprimersi ad alta intensità per tutti i novanta minuti.
Ecco perché la presenza di Diego Moreira sulla fascia sinistra appare ormai una necessità tecnica inderogabile e perché Pulisic deve essere schierato titolare insieme a Cisse alle spalle di Gonçalo Ramos, un attaccante che non può essere costretto a percorrere oltre dieci chilometri a partita svuotando l'area di rigore per venire a cercare palloni a centrocampo, un dispendio energetico che lo allontana dalla zona dove può fare la differenza.
Resta infine la questione legata a Luka Modric, che si presta a una lettura piuttosto semplice e lineare, perché se la squadra è in grado di dominare il possesso e dettare i tempi del gioco il croato resta un elemento fondamentale e insostituibile, ma se il contesto tattico richiede ritmi forsennati con pendolamenti continui da una parte all'altra del campo, allora le caratteristiche del fuoriclasse balcanico possono entrare in difficoltà, e sta a Rúben Amorim trovare il giusto equilibrio per sfruttare il talento di Modric senza esporre la squadra a squilibri che alla lunga potrebbero costare punti pesanti in classifica.


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