Amorim e il grande equivoco della rosa Il tecnico portoghese non ha ancora capito il valore reale

18/09/2026

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Nel calcio le idee contano eccome, ma tra la lavagna tattica e il rettangolo verde c'è un abisso che soltanto una conoscenza approfondita e lucida dei propri uomini può colmare, e proprio su questo aspetto il Milan di Rúben Amorim sembra mostrare crepe preoccupanti che rischiano di compromettere l'intera stagione rossonera.
La teoria, per quanto brillante e innovativa, resta lettera morta se il tecnico non è in grado di pesare con precisione chirurgica la cifra tecnica di ogni singolo elemento a sua disposizione, senza lasciarsi condizionare da fattori esterni come la presenza fin dal primo giorno di ritiro o da qualche seduta di allenamento particolarmente convincente che può trarre in inganno anche l'occhio più esperto.
Il caso più emblematico riguarda Estupinan, un giocatore che Allegri aveva tenuto rigorosamente ai margini della formazione titolare aprendogli le porte soltanto nel derby di ritorno, occasione in cui il terzino ecuadoriano si rese protagonista con una rete decisiva, ma quella scelta del tecnico livornese non nasceva certo da una questione di antipatia personale bensì da una valutazione tecnica ponderata e precisa delle qualità discutibili del calciatore. La decisione di Amorim di schierarlo a Roma contro la Lazio, motivata da esigenze di turn over, lascia intendere che il portoghese non abbia ancora completato quel processo di analisi profonda e definitiva della rosa che dovrebbe essere alla base di ogni progetto sportivo ambizioso.
Lo stesso discorso vale per Loftus-Cheek, un centrocampista inglese che nel corso della sua esperienza milanista è riuscito a illudere una lunga serie di allenatori, da Pioli a Fonseca passando per Conceição e lo stesso Allegri, regalando sprazzi di buon calcio alternati a prestazioni deludenti e anonime, con l'unica eccezione davvero memorabile rappresentata da una prova di alto livello a Bologna dove però il giocatore fu impiegato in un ruolo atipico da centravanti, e anche in Europa League contro il Benfica la sua prestazione fu positiva ma in un contesto tattico molto specifico e circoscritto.
Quando poi si osserva la gestione del reparto difensivo e si nota che Tomori è stato reintegrato nel gruppo ma in campo finisce Terracciano, il dubbio sulla correttezza delle valutazioni tecniche diventa ancora più forte e legittimo, a meno che non ci siano ragioni legate a una condizione fisica non ottimale del difensore inglese che giustifichino una scelta così controintuitiva e difficile da decifrare per chi osserva dall'esterno.
Tutto questo porta a una conclusione che appare inevitabile e che rappresenta il nodo cruciale da sciogliere per il futuro del Milan, ovvero la necessità per Rúben Amorim di accelerare il processo di comprensione reale delle gerarchie e delle qualità effettive presenti nello spogliatoio rossonero, perché continuare a basare le proprie decisioni su impressioni superficiali o su dati parziali rischia di trasformare ogni partita in un terno al lotto dove il risultato finale dipende più dalla fortuna del momento che dalla qualità del lavoro svolto durante la settimana, e in un campionato competitivo e spietato come la Serie A questo tipo di approccio approssimativo può costare carissimo in termini di punti persi e obiettivi mancati, rendendo vano qualsiasi investimento fatto dalla dirigenza per costruire una rosa all'altezza delle ambizioni del club.


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