Milan, è crollato tutto: niente Champions Fuori dall'Europa che conta, disastro totale senza attenuanti

29/05/2026

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È crollato tutto il castello dicevano domenica sera a San Siro, ma non è solo quello e non è solo una sconfitta e non è nemmeno solo il tema di chiudere una stagione senza aver centrato l'obiettivo minimo stagionale.
No, non è solo questo.
Il Milan chiude il campionato con una sconfitta che porta lo stesso punteggio con cui aveva aperto la stagione, uno a due, e il dolore che ne deriva è di quelli che lasciano il segno.
Una débâcle che devasta ogni certezza, figlia di fragilità strutturali che ventiquattro risultati utili consecutivi avevano saputo nascondere con abilità, ma che nel momento più delicato della stagione si sono manifestate in tutta la loro crudezza.
Di fronte a un avversario che aveva tenuto fuori diversi titolari, il Milan si è sciolto come neve al sole, nonostante il vantaggio iniziale firmato da Alexis Saelemaekers avesse fatto sperare in un finale diverso. Il pareggio del Cagliari ha cambiato l'inerzia emotiva di San Siro in modo quasi impercettibile ma devastante, calando sullo stadio quella sensazione pesante e familiare di una partita che stava per prendere la piega peggiore.
A rendere tutto ancora più amaro ci ha pensato il pareggio del Torino: con un solo punto in più, il Milan sarebbe stato in Champions League.
Un dettaglio che non è un dettaglio, ma una ferita aperta.
Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: quello del Milan è stato un tracollo tecnico che ha condotto alla seconda mancata qualificazione consecutiva alla massima competizione europea per club.
Un fallimento che non nasce dal nulla, ma che affonda le radici in anni di programmazione insufficiente, di investimenti economici significativi che non hanno prodotto i rendimenti attesi e, soprattutto, in una stagione segnata da sabotaggi interni, tensioni di potere, telefoni roventi e guerre di partito che hanno coinvolto ogni livello del club, deteriorandolo dall'interno con una lentezza sistematica e inesorabile.
Guardandosi attorno, lo scenario che si presenta ricorda quei paesaggi di desolazione totale che aprivano certi fumetti post-apocalittici: un senso di vuoto, di sconforto, di devastazione che non risparmia nessuno.
E infatti nessuno può dirsi innocente.
Le responsabilità sono distribuite lungo tutta la catena di comando, dalla proprietà alla dirigenza, passando per Massimiliano Allegri e i giocatori.
Non è un caso che Cardinale sia intervenuto, solo che l'ha fatto fuori tempo massimo, quando il giocattolo era ampiamente rotto.
Un fallimento collettivo che non ammette scappatoie né capri espiatori comodi.
In mezzo a questo sfacelo, c'è però una categoria che non merita nulla di tutto questo: i tifosi veri, i milanisti con la emme maiuscola, quelli che portano il club nel sangue e che hanno vissuto questa serata come un lutto sportivo.
I tifono non meritano questo.
Lo scenario post-partita ha restituito un'immagine paradossale e per certi versi inquietante: mentre il dramma sportivo si consumava per il secondo anno consecutivo, numerosi gruppi di spettatori lasciavano San Siro ridendo, indifferenti, come se la serata fosse stata una qualsiasi uscita mondana.
La pancia dello stadio, che un tempo era espressione di un'identità precisa e di un certo stile popolare, appare sempre più popolata da figure di passaggio, mezzi influencer e habitué del salotto che vivono il calcio come accessorio.
In questo contesto, apprendere che sarebbero allo studio nuovi prezzi per gli abbonamenti della stagione 2026-27, con i relativi aumenti, suona come un affronto difficile da digerire. La speranza è che questa ipotesi venga abbandonata e che il club trovi invece il modo di scusarsi con chi lo ha sostenuto fino in fondo, applicando tariffe più accessibili per chi ha già scelto di essere abbonato.
Ma la domanda che resta sospesa nell'aria, scomoda e legittima, è una sola: quanti di quegli abbonamenti verranno effettivamente rinnovati?


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