Magazine del 21/10/2011

Lega Pro,
calciatori incompleti

Nelle serie minori, ottimi prospetti da forgiare

Di giocatori come Abate, Antonini, Ambrosini, la Lega Pro è piena zeppa, ma nessuno va a vederli

Ultimo capitolo (ma non è detto) riguardante il campionato di Lega Pro deve essere dedicato all'analisi della tipologia di giocatori che ne fanno parte. Come detto nei precedenti articoli il livello medio del campionato è sufficiente, con qualche vecchia gloria (per chi se la può permettere in termini di ingaggi) e tanti giovani, proveniente dai vivai della serie A e B e qualche prodotto "fatto in casa" dalle società iscritte. Giovani come detto, ma non prime scelte, in quanto spesso i migliori atleti trovano spazio in B oppure nella squadre di basso livello di A.
Non parliamo però di giocatori mediocri, ma bensì di calciatori ancora incompleti, con alcune ottime qualità, come fisicità, corsa o ancora meglio ottima tecnica. Ragazzi che verranno fuori probabilmente dopo un paio di anni di esperienza, quindi non pronti nell'immediato. L'esempio più lampante è quello dell’ex Reggiana Marco Augusto Romizi. Utilizzato col contagocce nel primo anno di professionismo, dopo essere stato eletto miglior giocatore dell'anno con la Fiorentina primavera, nel secondo anno si è addirittura conquistato la convocazione in Under 21, giocando con continuità. Quindi un primo anno di adattamento, mentre un secondo anno di grande impatto, frutto dell'esperienza maturata a giocare ed allenarsi con compagni di squadra più maturi.


I contributi della Lega quest'anno suggeriscono l'impiego di due ragazzi nati nel 1991, quindi atleti di 20 anni già compiuti. Ovviamente è assurdo parlare di inesperienza a 20 anni, ma molti di loro nella stagione passata giocavano ancora nelle formazioni primavera.
Altra tipologia di giocatore è quella del 25/26enne passato per qualche anno in serie B giocando poco e trovando nella Lega Pro il proprio ambiente ideale. Provvisto di buone qualità ma mancante di altre caratteristiche per la serie cadetta o la serie A.
Ritengo quindi che in questo campionato si possano trovare comunque buoni calciatori, soprattutto ottimi prospetti, da completare. Completarli significa lavorare sulle lacune di ogni singolo atleta, curare la tecnica, il posizionamento in campo. Quante volte vedendo un calciatore di Spezia, Reggiana, Cremonese, abbiamo detto "se avesse il fisico sarebbe in serie A... Se avesse più cattiveria giocherebbe in nazionale". Perché quindi non è possibile?
Attualmente, non è possibile per la pigrizia degli osservatori, che riescono a distinguere solamente il giocatore scarso da quello valido (non sempre tra l'altro). Tendono invece ad escludere a priori il giocatore discreto, quella tipologia di calciatore che un buona dote che però messo in contesto do squadra tecnica e di qualità può crescere su ottimi livelli.
Di giocatori come Abate, Antonini, Ambrosini, la Lega Pro è piena zeppa. Ragazzi arrivati al Milan con grandi lacune ma che col lavoro sapiente dei nostri tecnici sono arrivati a giocare titolari in serie A.
Un’ultima provocazione: a livello di costi non sarebbe più semplice prendere un giocatore sui cui lavorare in Italia (che già conosce la lingua, magari anche qualche compagno), piuttosto che prendere un giocatore straniero di medio livello che ha bisogno di sei mesi per ambientarsi?
In sintesi, continuiamo a chiedere una diminuzione delle squadre iscritte, squadre B, maggior attenzione ai giocatori tesserati. Tutte piccole cose, ma che insieme possono aumentare ancora di più la qualità del calcio italiano, partendo dal basso.
Volere è potere.

Davide Lord Cocchi








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