Magazine del 07/10/2011Qualche considerazione sul “peggior Milan della gestione Allegri” è doveroso farla. Anche perchè è facile fare l’allenatore da semplici spettatori, a casa o allo stadio: non ci si confronta mai con la realtà vera. Quella fatta di allenamenti quotidiani e dinamiche di gruppo.
A Torino abbiamo visto tutti una squadra passiva, molle, lenta, slegata nei reparti e con molti uomini palesemente stanchi e fuori forma. Ad “arricchire” il panorama anche alcune scelte del nostro tecnico non esattamente azzeccate.
Detto questo, però, non voglio pensare che la forte carica emotiva dell’esordiente sia svanita in una sola stagione. E’ vero che un noto adagio recita che vincere è infinitamente più facile rispetto a vincere una seconda volta. Semplicemente non credo che un allenatore, dopo un salto triplo con avvitamento caripato con massimo coefficente di difficoltà, come il passaggio da panchine di provincia a quella del Milan, possa avere alla sua giovane età esaurito la sua “fame” di gloria e vittorie. Non comunque, in una società come quella di via Turati che tengono ad incrementare il palmares come unica mission possibile.
Con questo, Allegri è tutt’altro che fuori discussione. E ci mancherebbe altro. La squadra schierata nella bomboniera juventina era non solo opinabile (eufemismo...), ma anche autolesionista. Certe scelte sono sembrate più frutto della speranza di strappare un pareggio fortunoso stile Barcellona, che dettate dalla volontà di giocarserla e magari tentare di vincerla. E tantissimi tra i tifosi, dopo aver visto la partita hanno pensato “questo non è il mio Milan. Non è il Milan che ha vinto lo scudetto appena pochi mesi fa”.
Difficile dagli torto, quantomeno sull’atteggiamento dei giocatori in campo. Però su una cosa hanno sicuramente ragione: quello visto domenica non è il Milan. Almeno, quello che Allegri aveva in mente con i giocatori in rosa quest’anno.
Lasciamo perdere infortuni serissimi come quelli di Gattuso e Flamini. E tralasciamo il discorso sull’appagamento da parte di alcuni giocatori, che lascia il tempo che trova. Consideriamo chi sarà abile e arruolato già dalla prossima partita e facciamo qualche considerazione.
Adesso per un pò di tempo il buon Clarence potrà rifiatare. Aquilani ed Emanuelson prenderanno il suo posto. Con il periodo di sosta delle nazionali, Ambrosini e Boateng avranno tempo sufficiente per rientrare in ritmo partita (anche se il mooonwalker sarà squalificato per un turno). Il rientro di Robinho darà tutt’altra quadratura al centrocampo e all’attacco, dove Cassano ha dovuto “tirare la carretta” quasi da solo per troppe partite consecutive- anche quelle in cui per caratteristiche non sarebbe stato certamente negli 11 titolari -, e come Seedorf deve rifiatare. Ibra è inamovibile e indispensabile. Probabilmente, in un’ottica di turnover, El92 e Superpippo potrebbero giocare di più di quanto fatto finora. Lascio volutamente in sospeso il discorso Pato, che affronterò più avanti nel tempo, ma di cui abbiamo già parlato in modo esaustivo.
Il problema è chi potrebbe dare il cambio a Van Bommel. Ma un sostituto naturale in questo ruolo nella rosa non c’è. Non può essere certo Nocerino, che evita i contrasti come l’aglio un vampiro. Potrebbe essere Ambrosini, almeno nelle idee di Allegri ma, secondo me (e molti altri), non ha il passo per il ruolo. Anche se può far qualche partita davanti alla difesa.
Già la difesa. Abbiamo preso finora una valanga di gol, e non va bene. Qui la mancanza di chiarezza nelle scelte da parte di Allegri si fa sentire. Il reparto sembra una fotocopia sbiadita di quello che l’anno scorso era il nostro reparto con maggior affidamento. Eppure T. Silva è sempre mostruoso e Abate una sicurezza. I dubbi risiedono nel buon Sandrone e nelle scelte sulla fascia sinistra. Zambrotta è ormai un ex giocatore. Antonini ha corsa e capacità discrete ma sembra sceso di posizioni nelle gerarchie di Allegri. Taiwo, già bocciato da alcuni, ha evidenti limiti di ambientamento e conoscenza dei meccanismi di gioco. Eppure in Francia era straripante. Forse, se non si fosse infortunato nel trofeo Berlusconi, ne avremmo un’idea più precisa. Un colosso con una simile massa muscolare richiede tempo per entrare in forma e arrivare al top di corsa e reattività.
E proprio la reattività, oltre che la concentrazione, sembra esser stata smarrita dal nostro portierone. Non offre più, a noi spettatori, ma soprattutto ai compagni, quella garanzia di solidità che c’era l’anno scorso. Vero che non è più un ragazzino, ma in questo mese abbiamo visto troppe incertezze per non destare preoccupazione.
