Magazine del 23/09/2011Tutti sanno che Ibra, Pato e Super Pippo sono fragili.
Lo sono per motivi differenti.
Il primo si sobbarca la squadra sulle spalle ed è determinante soprattutto in Italia.
Il secondo è un meraviglioso giocattolo, forse l'ultimo rimasto per andare a San Siro e dire di poter vedere qualcosa di assolutamente unico, ma troppo fragile, se non con un livello del dolore troppo basso.
Il terzo ha la voglia di un ragazzino ma ormai la carta d'identità ha preso il sopravvento.
Ebbene, il Milan, più che nelle scelte di Acciuga, è nelle mani di questi tre, quelli che, in fondo, la mettono sempre.
Gente che ha statistiche clamorose, gente che ci invidia il mondo.
Prima o poi la difesa ritornerà quella dello scorso anno, anzi, se non fosse stato il portiere, già mercoledì l'avevamo rivista, soprattutto per come ce la ricordavamo a Barcellona.
Prima o poi il centrocampo troverà la quadratura.
Ma davanti, tolto il Faraone, santo subito, siamo messi male, soprattutto perché anche il barese deve rifiatare.
E poi, a questo Milan manca il dodicesimo uomo, quei tifosi che urlano e soffrono con la squadra.
Mai come quest'anno lo stadio è vuoto e silenzioso.
Bisogna tornare a incitare i ragazzi che, comunque, non hanno mai mollato.
