Magazine del 16/09/2011

Verso
la partita
più difficile

Il Milan si avvicina alla partita contro il Napoli, tanto cara a Pato

Archiviata la partita di Barcellona, il Milan si appresta a giocare domenica sera contro il Napoli di Mazzarri, reduce dall’ottimo pareggio in terra di Albione contro il City di Mancini.
Veniamo dal match fuori casa contro i blaugrana, la partita che oggi come oggi può essere tranquillamente definita come la più difficile da giocare sul pianeta Terra, almeno per quanto riguarda questo sport, eppure quella contro il Napoli non sarà da meno. Non pensiamo infatti di dire il falso se affermiamo che l’incontro di domenica è in questo momento il più difficile da giocare in Italia, almeno sulla carta.
I partenopei vengono da un ottimo momento di forma, giocheranno davanti al loro incredibile pubblico e avranno dalla loro l’esaltazione per il primo incontro in Champions della loro storia. Avranno come aiuto, come se non bastasse, anche la situazione sanitaria del Milan, che se non in allarme rosso è come minimo in allarme arancione scuro.
Ibrahimovic, Taiwo e Ambrosini out, probabilmente fuori anche Boateng e Robinho (in pratica tutto il tridente titolare di 2/3 della scorsa stagione): confrontate alla sola – probabile – assenza di Lavezzi, le defezioni rossonere sono naturalmente molto più pesanti.
I ragazzi di Allegri hanno però una freccia importante al loro arco: Alexandre Pato. Oltre al fulmineo gol al Camp Nou e alla buona prestazione fornita in Catalogna, il brasiliano ha un conto aperto con il Napoli: in quattro stagioni ha segnato agli azzurri ben tre gol, compreso il primo assoluto con la maglia del Milan. Niente male.
Inoltre il brasiliano sembra aver trovato dall’aprile dello scorso anno una convinzione nei propri mezzi, una sicurezza e una determinazione che mai si erano viste nel corso dei suoi primi anni milanesi. Il confronto con il giocatore che sin da subito è stato chiamato a emulare – Shevchenko – è ancora favorevole all’ucraino, soprattutto dal punto di vista caratteriale, ma Pato (che non ha ancora l’età che aveva Sheva quando arrivò al Milan) sembra aver intrapreso la strada giusta per ribaltare il risultato.


Lo stato di forma del nostro giovane numero 7 non basta però a confortarci in attesa del San Paolo: la difesa ha retto bene l’urto con i fuoriclasse del Barça, ma quel che più preoccupa è il centrocampo. Poche volte, e non solo contro il Barça, ma anche contro la Lazio venerdì sera, si è vista una manovra fluida che ha portato il pallone tra i piedi dei nostri attaccanti; quasi mai si è visto un palleggio convincente o un’uscita del pallone senza patemi d’animo dalla nostra area; raramente si sono visti lanci importanti a pescare i nostri avanti. Queste mancanze sono evidenti, e solo alcune possono essere sopperite dal lavoro tecnico e tattico di Milanello. Ci manca quello che era il Pirlo dei primi anni (non questo Pirlo, che con la Juve domenica ha ricamato, vero, ma quando i ritmi saranno più alti e con a fianco uno tra Marchisio e Vidal – che non sono né Gattuso, né Ambrosini – soffrirà le pene dell’Inferno), un giocatore capace di giocare il pallone in qualsiasi situazione, ma possibilmente più presente fisicamente di quel “Trilly”.
Due soli uomini di qualità nella mediana in tutta la nostra rosa – Aquilani e Seedorf – sono troppo pochi, anche perché sarà molto difficile vederli giocare insieme a centrocampo, dal momento che sarebbe un azzardo proporli contemporaneamente senza avere ricambi all’altezza in panchina. Contro una squadra come il Napoli, fornita di un motore centrale di tutto rispetto con Inler e Gargano (e Hamsik, le volte che arretra) questo aspetto sarà fondamentale: di fisico teoricamente reggeremo, ma l’impostazione di gioco, complice l’asfissiante pressing portato dai ragazzi di Mazzarri, sarà drammaticamente complicata.
In ogni caso, guardiamo il lato positivo: se si è pareggiato a Barcellona si può anche vincere al San Paolo. E di certo prendere due reti al Camp Nou è meglio che prenderne quattro al Barbera (o una da Celutska).
Si è detto “il silenzio del Nou Camp ricordatelo, non disprezzatelo e, soprattutto, non sprecatelo”, ma anche zittire il San Paolo non sarebbe niente male. Dobbiamo farcela.


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