Magazine del 15/07/2011Poteva essere il giorno in cui Silvio Berlusconi rispondeva occhi negli occhi agli attacchi subiti dalla sua persona e dal Milan nell’ultima intensa settimana.
E’ stato invece il giorno, inatteso e per questo magnifico, del passaggio di consegne, dell’efficacia del testamento, della continuità nel segno della medesima luminosa costellazione.
La verità è che i cambiamenti significativi, al di là della forma, accadono per imprevisti che scombinano il canovaccio: una regola forse fissata dal Destino, che rifugge da qualsiasi programmazione logica e prestabilita.
E, probabilmente, era stato davvero tutto programmato nel summit della sera prima: i punti chiave, i punti di svolta, i riscontri avuti, i nuovi obbiettivi, i rinnovati entusiasmi. che sono poi quelli di sempre.
Non sappiamo se al tavolo della discussione fossero in due oppure in tre.
Certo, la sensazione che anche Barbara Berlusconi ascoltasse il discorrere dei due orchestranti e deus ex machina del Milan è forte, giacchè le sue dichiarazioni, rese il giorno dopo all’emittente di famiglia, hanno lo stesso sapore a cui siamo abituati da tempo.
Recidenti e trancianti come cesoie affilate, le parole di Barbara hanno semplicemente dissolto la cortina di fumo che qualcuno aveva tentato di sollevare sulla splendente scia tracciata dall’ennesima, vera ed inequivocabile, vittoria.
Una superiorità ed una nitidezza concessa ai privilegiati, la parola che rinfranca ed accarezza il cuore dei molti che sono disposti a tutto per il Milan, e che ora vedono nell’anno del venticinquesimo un nuovo inizio ed una nuova era.
Il che, per certi versi, è giusto che accada proprio quando le ceneri di Calciopoli riprendono a scaldarsi, fagocitando vecchie verità divenute nuove, quasi abbisognasse il mostro di essere risvegliato dalla stessa persona che l’ha disvelato, volutamente, solo in parte.
Ma il cambiamento non dev’essere dirompente, perché il vero cambiamento c’è già stato. E’ questo l’enorme vantaggio con cui parte la nuova stagione e di cui Allegri serba segretamente le chiavi ed il libretto dell’istruzioni. Forse più di ogni altro aspetto, colpiscono alcune dichiarazioni rilasciate in sordina, ma che non devono scappare all’orecchio di chi intenda permettersi di sognare alti successi d’Europa.
“Gestiremo meglio Ibraimovich”.
Il che potrebbe esplicitarsi nell’immagine del Guerriero che riposa entro la propria tenda, nei primi Inverni, perché l’esercito che comanda è forte di suo e saprà degnamente annientare il nemico.
Non v’è alcun dubbio che il rumore che provocherà il silenzio del Gladiatore diverrà quasi assordante, e dev’essere pronto il Comandante ha respingere ingiurie, offese, e pressioni.
Ma se Zlatan Ibraimovich raggiungerà il culmine della forma atletica e psicofisica quando l’Europa inizierà a prendere forma e senso, allora nessuno può dubitare di un Milan tra le prima quattro del vecchio continente.
E’ questa la chiave di volta ed è irrimediabilmente questo il rischio più grande.
Non ci turba, ne deve preoccuparci questa sfida. Perché siamo accompagnati, nel lungo viaggio, da atleti nati nel sogno del Diavolo, cresciuti nel nostro vivaio, col marchio indelebile dei valori di cui ci pregiamo innanzi al Mondo. Abate, Antonini, Paloschi, El Sharaawi, Gattuso, Pato, Ambrosini, Seedorf, Inzaghi. Nel sangue scorre un solo colore. Una sola maglia, un solo stadio.
Il tanto decantato spirito di appartenenza, l’Italianità, il nuovo che accompagna il vecchio e non lo ripudia.
Si può pensare in grande. Si può sognare in grande. Si deve tornare in alto.
Accompagnati, affezionati e sedotti dalla stessa Idea che ci ha portato a primeggiare ovunque noi posassimo lo sguardo.
FMCR, il portale dei milanisti
