Magazine del 24/06/2011

Eriksen, fantasia
al potere

Il giovane talento danese dei lancieri

Christian Eriksen fa parte di quella dinastia ben delineata di calciatori secondo cui vale la vecchia regola non scritta del “meglio spendere adesso per acquisirlo, prima che il suo valore esploda”.
Un bacino, invero, molto ampio di catalogazione, che nondimeno riesce a sfaldarsi in confini non definiti - non sottraendosi da miseri fallimenti - o ad assumere importanza relativa per chi aspira a vincere, e subito, senza portarsi dietro il rischio dello smacco sportivo.
Evidentemente, non siamo alla presenza di un fuoriclasse indiscusso e, soprattutto, non siamo innanzi ad un bagaglio tecnico di valori assoluti, tali da poter spazzare via dubbi e criticismi di sorta.
Ma sono, d’altra parte, i giocatori come Eriksen quelli che usualmente rientrano nei progetti di crescita e rafforzamento della rosa del Milan.
Perché per essere bravi, nel calcio, non basta appoggiarsi all’ovvio.
E’ lampante: il popolo spinge per Fabregas.
Ma un osservatore perde le sue notti, il suo tempo, e le sue attese su talenti della stirpe Eriksen.
Il quale, a ben vedere anche per la tenera età, non ha ancora raggiunto alcun apice.
Ma che potrebbe, nonostante tutto, nell’anima serbare, malcelata ma presente, la scintilla del fuoriclasse.
Di lui, più che la tecnica di base, colpisce il buon uso del piede destro, ed un sinistro a livello di chi si aspetta di essere decisivo nei grandi Club.
La facilità di tiro: ciò si evidenzia senz’altro su tutto, al di là dei fondamentali per un certo verso quasi scontati da un militante della scuola Ajax.
Buona la visione di gioco, buono il temperamento.
Il giocatore deve ancora crescere fisicamente, ma si mostra solido nel contatto avversario, per nulla remissivo nella corsa.


Non è comunque un centrocampista su cui contare per l’interdizione, da questo punto di vista pareggia i conti con il nostro Emanuelson.
Lo scatto non gode di certo di falcate ampie e rapidissime. Non siamo in presenza di un velocista di razza, ma di un giocatore che con la tecnica può valorizzare ed aprire spazi per compagni che hanno leve più lunghe e rapide.

Il talento danese ha il pregio di essere giocatore duttile e quindi moderno.
Alto nella media ( pare un metro ed ottanta centimetri) Ha, fra le altre cose, la fortuna di ricoprire un ruolo che ci interessa.
Nelle transizioni di gioco dialoga bene, trova facilmente la posizione fra le linee, e non disdegna il tiro da fuori come prima soluzione.
Quest’ultimo aspetto può essere positivo e negativo allo stesso tempo.
Grezzo ancora in alcune movenze, non si distingue per l’eleganza nelle giocate. Ma può crescere nell’efficacia delle stesse.
46 presenze complessive quest’anno, 8 reti. Non male per una mezzala offensiva di anni diciotto, alla seconda stagione tra i professionisti.
Ma i numeri, giocoforza, finiscono qui.
Da questa base di partenza può ancora succedere tutto.
Forza e perseveranza potrebbero ricondurlo verso la riconferma, quindi il prestigio personale.
Crogiolarsi sugli allori sarebbe un errore per lui imperdonabile, ma un errore comprensibile per chi ancora non ha la maturità d’un uomo vero.

Ha dunque Eriksen quella classe necessaria per fare la differenza nel Milan?
La risposta, allo stato attuale, è senz’altro no. V’è una piccola fiamma in alcune sue movenze che tuttavia lascia pensare a qualcosa di importante.
Ma è francamente troppo poco per dare un giudizio delineato e quanto più vicino alle reali potenzialità del danese.

Per quel che ci riguarda: parliamone fra un paio di anni.
Ma è ovvio, non siamo del mestiere, è potrebbe essere già troppo tardi.



Poeta Rossonero


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