Magazine del 17/06/2011Ci siamo fatti prendere dall'entusiasmo e abbiamo già inventato quello che dovrà essere il coro per El Shaarawy il prossimo anno, nel caso dovesse arrivare (cosa pressoché certa, dal momento che Preziosi oggi ha dichiarato che firmerà domani il suo trasferimento a Milano): El Sha-Sha-Sha (Sha-Sha-Sha-Sha) El Sha-Sha El Shaarawy sulle note di We're at the top of the world dei The Juliana theory. Provate a cercare la canzone e poi ditemi se non è una scelta coi fiocchi. Tornando seri, il prossimo talento del Milan ha buonissime credenziali: ottima stagione al Padova in Serie B quest'anno, Campione d'Italia Primavera la scorsa stagione, Faraone dell'Alto Regno e protetto del Dio Amos. Oltre ciò, è nato con il talento, e questo lo si sa da non poco tempo.
Facciamo un passo indietro: estate 2009. Kakà appena partito, workshop del Milan a Villa Simius, giornalisti al sole a bere un Malibù Cola. Galliani parla a Sky Sport vicino al campo da tennis del villaggio con il solo Maurino Suma dietro di lui, come un'ombra, ad ascoltarlo: il nostro amato Yellow Tie parlava di un giovane, tale Beretta dell'Albinoleffe. La punta arriverà, ma molti di lui conoscevano ben poco. Molti, ma non tutti… perché quell'anno si erano giocati i Campionati Europei u-17 in Germania, con Beretta punta titolare della Nazionale italiana insieme a Dell'Agnello (e Fossati, altro milanista, a metà campo). Dietro di loro giocava un talentuoso ragazzino egiziano, ma nato in Italia, di proprietà del Genoa: Stephen El Shaarawy.
La spedizione italiana in terra tedesca finì malamente in semifinale, con un secco 2-0 rifilato dai futuri Campioni d'Europa della Germania guidati da un certo Mario Götze, ma per El Shaarawy quella fu solamente una tappa della sua esplosiva crescita. Durante la competizione il classe '92 mostrò ottimi colpi, risultando decisivo con un rigore procurato e un'ottima prestazione fornita nella sfida verità contro la Francia. Come detto, in quell'occasione il suo ruolo fu quello di mezzapunta, ma Sha-Sha-Sha è in grado anche di giocare come seconda punta, a volte anche da ala.
Proprio da ala giocò e decise con una prestazione favolosa (ed un gol altrettanto favoloso) la finale Primavera dello scorso anno contro l'Empoli. Sì, perché l'egiziano d'Italia è sicuramente giovane - anzi, giovanissimo - , ma di partite importanti ne ha già giocate parecchie.
Nel giro di due anni e mezzo ha esordito in A (fine 2008), ha giocato una semifinale Europea a livello giovanile, una finale di Coppa Italia Primavera e una di SuperCoppa Primavera vincendo entrambe le competizioni Nazionali nel 2009, una finale Scudetto Primavera nel 2010 e i Play-Off di Serie B con la maglia del Padova in questa stagione. Si può dire che sia cresciuto in fretta, certo, ma questa è prerogativa dei giocatori che sono destinati a diventare dei grandi.
Tecnicamente l'egiziano è dotatissimo, con un destro preciso e un discreto sinistro, ma il suo punto di forza è a nostro parere il dribbling secco con cui riesce sempre o quasi a saltare l'uomo e rendersi pericoloso. È però il suo carattere che impressiona maggiormente: l'innata sicurezza nei propri mezzi con cui riesce a fare quello che altri pensano. Questa crescita, sempre più rara da trovare nei giocatori, figuriamoci in quelli della sua età, è potuta arrivare proprio dalle responsabilità che ha sempre avuto, vista l'etichetta di fenomeno che gli è stata appiccicata addosso forse troppo precocemente, ma di sicuro in maniera lungimirante. E lui, queste responsabilità, non ha mai avuto paura di prendersele. Da leader carismatico e tecnico - insieme a Polenta - ha guidato la Primavera del Genoa a vincere lo Scudetto di un anno fa, da leader tecnico ha trascinato - con una doppietta a Varese - il Padova fino alle finali Play-Off perse con il Novara.
Insomma, sulla carta la paura principale che possiamo e possiate avere dovrebbe essere scongiurata: "Verrà bruciato? Se la farà sotto quando entrerà a San Siro?". La nostra risposta è no.
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