Magazine del 27/05/2011Nessuno resta controvoglia. Più che una mera asserzione, un dogma.
Inoltre, chi non serve al progetto o non crede in esso, può trovare la porta d’uscita in fondo al corridoio.
Gli over trenta? Per loro va bene un contratto annuale. Al ribasso.
Prendere o lasciare.
I ritocchi dell’ingaggio? Se meritati e sostanziali nessun problema, siamo un top club.
Se fini a se stessi, stucchevoli, immotivati, saranno trattati come richieste non pervenute.
E’ cambiato tutto dal 2007. La gestione societaria è oscillata dall’austerity più rigida ad una più lasca. Si sono scambiati i fattori che hanno determinato le passività e le attività. Prima pochi investimenti ma rinnovi più ampi (nel lasso temporale e nella consistenza) ora investimenti a 360° ma rinnovi oculati, centesimali, definiti "alla lira".
Un’evoluzione necessaria e cogente, un cambio di rotta al passo con l’esigenze sportive e finanziarie.
Lasciamo per un attimo questo tipo di analisi, che verrà approfondita nelle successive pubblicazioni, e diamo spazio alla spinosa questione che riguarda Antonio Cassano.
Nel farlo, ci pare opportuno esaminare e raffrontare la questione con gli aspetti appena ponderati: economico e tecnico.
Siamo ben lontani dalle tematiche della riconoscenza, siamo molto più vicini all’unico valore che ha senso per il futuro: la maglia.
E’ stata una maturazione societaria, si diceva, lenta ed inesorabile. Prima Sheva, poi Kakà.
Chi fa l’Amministratore Delegato non può avere pesi sulla coscienza o morali da rispettare nel business.
Ed il calcio è un business, uno dei più prolifici.
Antonio Cassano va venduto.
Lo scriviamo a malincuore, senza una nota di dispiacere, ma con la consapevolezza che sia una soluzione che debba essere ponderata, e bene, senza aggravi morali o umani.
Va venduto per una questione tecnica.
Va venduto per una questione economica.
Crediamo che dietro Zlatan (al quale, per inciso, non vorremmo concedere alcun ritocco) Pato, Robinho ed Inzaghi, debba esserci un giovane. Con i rischi che ciò comporta.
E soprattutto, per esigenze di rosa, debba esserci una prima punta mobile.
Antonio Cassano ha ancora il tocco pregno di classe e la giocata che può decidere, ma non ha lo scatto e la predisposizione atletica al sacrificio ed alla corsa che Allegri esige e rispetta.
Ci sembra di ritornare ai discorsi fatti per Ronaldinho; ci sembra di capire che, dopo l’iniziale entusiasmo, il percorso di Antonio Cassano, alla stregua del brasiliano, sia destinato a terminare.
Dietro l’ultimo anno di Pippo Inzaghi non può che esservi il percorso di Alberto Paloschi.
Non ci soffermeremo tanto sull’evidente boccata d’ossigeno che al bilancio d’esercizio dell’AC Milan deriverebbe dalla cessione. Plusvalenza e risparmio dell’ingaggio, in un’operazione che comprenderebbe ampiamente l’innesto di un giovane in rosa a poco prezzo.
In due parole (per la felicità di taluni): Antonio Cassano va dunque venduto.
Perché è un rischio minore rispetto a quelli già affrontati in passato. Perché nel Calcio, e nel Milan, esiste prima il merito. Poi – forse - la riconoscenza.
FMCR, il portale dei milanisti
