Magazine del 20/05/2011A chi gli ha chiesto, una sera di circa 3 settimane fa: “Pippo, ce la fai per il Cagliari?” lui ha risposto “Eh… magari!” Con gli occhi pieni di speranza di un bambino che vorrebbe scendere in cortile a giocare a pallone, ma non è sicuro che avrà il permesso di farlo. Ce l’hai fatta Pippo: ti abbiamo aspettato per sei mesi, abbiamo cantato il tuo nome per tutto il secondo tempo sabato scorso e tu, alla fine, ce l’hai fatta.
Ci sono calciatori che rappresentano l’essenza del calcio. Alcuni per le loro doti tecniche, altri per un talento sconfinato, altri ancora per una classe abbagliante. Pippo per me rappresenta il calcio più puro e incontaminato: guardo un gruppo di bimbi che giocano a pallone nei giardini sotto casa e mi viene in mente Pippo Inzaghi. La cosa che mi ha impressionato di lui, visto fuori dal campo, sono gli occhi che brillano quando parla di calcio. Parla degli ultimi sei mesi, di come sia stata dura stare lontano dal gruppo e dal campo, di quanto duramente debba lavorare un atleta di 38 anni per recuperare da un infortunio così grave e mentre lo fa gli brillano gli occhi.
Spiega che se ci si vuole mantenere ad alti livelli bisogna lavorare il doppio degli altri in campo e curarsi il triplo fuori. A tutti viene in mente un triste piatto di riso in bianco e una misera bresaola, ma lui sorride con gli occhi. Dice che, dopo tutti questi anni (e dopo tutti questi gol, aggiungo io), non ha ancora capito cosa gli scatti dentro per esultare in quel modo ogni volta che segna e mentre parla ride.
E poi parla del Milan, del rapporto speciale con i tifosi, di uno scudetto vinto con pieno merito (dovevamo ancora giocare a Roma, Pippo, mannaggia) dai suoi compagni, del suo dispiacere di non aver potuto dare una mano in campo.
E quando qualcuno gli chiede “Pippo resterai con noi anche il prossimo anno?” lui si limita a sorridere, senza dire nulla.
Pippo mio, l’ufficialità è arrivata solo mercoledì, ma noi lo sapevamo da tempo: ancora un anno insieme e sarà bello vederti correre sul prato verde con addosso quella maglia rossonera che porti dentro al cuore.
Ora che ho visto i tuoi occhi brillare quando parli di pallone so che quel fuoco che arde dentro di te non si spegnerà mai. Sono i Campioni come te che alimentano la nostra passione e nessuno si deve stupire se quando ti alzi dalla panchina per il riscaldamento San Siro esplode e tutto lo stadio canta il tuo nome. Quando entri in campo tu torniamo tutti bambini e il calcio ritorna ad avere la sua esatta dimensione: un meraviglioso e insostituibile gioco.
Vilma Bosticco
