Magazine del 13/05/2011

Quel mostro
di Thiago
Silva

Una sicurezza: dove c’è lui non si passa

Diffile pensare che avremmo vinto senza di lui. Anche se fin dalle sue prime apparizioni era sembrato subito uno di un altro pianeta. Ma il suo arrivo, acquistato a dicembre 2008, ma tesserabile solo nel campionato successivo, aveva destato perplessità, anche sera già nel giro della nazionale. Non tanto sul giocatore in sè, ma sui problemi respiratori sfociati in un’operazione al polmone per tubercolosi, che ne hanno pregiudicato l’inizio della sua carriera europea con il Porto e con la Dinamo Mosca. Comunque, i lunghi mesi di allenamento solitario a Milanello, hanno dimostrato che le speranze del Milan erano ben riposte. Il giocatore era fortissimo, e averlo strappato a tutte le big europee che lo volevano, si è dimostato un vero affare.
E, infatti, dal suo esordio nella vittoria contro il Siena è diventato titolare inamovibile. Forte fisicamente, grande senso della posizione dell’anticipo, piedi migliori di quasi tutti i difensori centrali in circolazione (è brasiliano ed è nato centrocampista), sono le sue caratteristiche.


Rispetto ad altri verdeoro che abbiamo avuto in squadra, è un carattere atipico. Simpatico ma di poche parole. E, soprattutto, niente vita notturna. Le poche volte che partecipava alle feste di Ronaldinho era il primo a tornare a casa. Per lui, che ha rischiato seriamente la carriera, la vita d’atleta è un fattore imprescindibile, che ne fa un simbolo di serietà. Certo, la sua impressionante crescita si è giovata dal giocare di fianco a Nesta, un vero professore in materia. Ma all’inizio non sono state proprio rose e fiori. Alessandro in campo parla di continuo e lui all’inizio era infastidito “dall’aver la radio accesa tutto il tempo della partita”. Poi ha capito che quelle frasi erano continui suggerimenti e da allora vanno d’amore e d’accordo. Caratteri simili: determinati, freddi e tranquilli. Attualmente è probabilmente tra i più forti difensori centrale in circolazione (per Allegri è il migliore al mondo); merito della crescita tecnico-tattica avvenuta a Milanello e con essa è cresciuta anche la sua personalità. Le sue “chiusure” sono ormai una sicurezza e, pur non essendo altissimo (1,83), la sua presenza in area è una garanzia. E quando ha giocato con a fianco Yepes, la sua leadership è risaltata ancora di più.
C’è quindi anche la sua indelebile firma, a suon di prestazioni incredibili, nella cavalcata scudetto di quest’anno. E se non avesse dovuto per emergenza giocare a centrocampo contro il Tottenham, probabilmente anche in Champions avremmo potuto andare più avanti. Ma ci si riproverà nella prossima stagione. Tanto più che i suoi allenatori, sia nel Milan sia in Nazionale, pensano che abbia ancora notevoli margini di miglioramento, è solo del 1984. Musica per le nostre orecchie.
Thiago Silva è diventato uno degli idoli tra i tifosi, sapendo che potrà percorrere le orme di Tassotti, che pur non essendo partito dal vivaio, ma arrivato giovane, è diventato con gli anni una bandiera. Ma lui, si schernisce, come quando ha affermato che si accontenta di aver vinto nel Milan e che è fiero di far parte di un grande gruppo. E che spera di giocare con la maglia rossonera fino alla fine della sua carriera, almeno fino a 35 anni. Dichiarazioni di amore per una società che ha creduto fortemente in lui, che il giocatore intende ricambiare con le vittorie, augurandosi che questo scudetto sia solo il primo di una lunga serie di trofei. Noi intanto godiamoci questo campione.




Claudio Gandolfo


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