Magazine del 06/05/2011
Sabato 2 aprile 2011, trentunesima giornata del campionato 2010\2011, Milan-Inter. Il "Derby della Madonnina" quest'anno non è stato solo l'ennesimo capitolo dell'infinita lotta del bene contro il male, ma è stato il match fondamentale per qualcosa di più importante del bene eterno: lo Scudetto. Nonostante tutte le dichiarazioni di facciata di dirigenti e giocatori stessi, la verità aleggiava nell'aria ed era impossibile non sentirla. A dare forma verbale a questa verità fu Clarence Seedorf, un uomo che la realtà la affronta sempre di petto, affermando: "noi giocatori sappiamo che questo derby è decisivo." Quando c'è una partita decisiva, in particolare un derby, oltre alle qualità tecniche spesso la differenza l'ha fatta la carica emotiva che arriva dal pubblico. I rossoneri non arrivavano all'incontro coi cugini nel migliore dei modi. Infatti, nei due incontri pre-derby avevamo pareggiato 1-1 col Bari in casa e perso 0-1 al Renzo Barbera e, soprattutto, avevamo perso per squalifica Zlatan Ibrahimovic. Inoltre, l'Inter del "Giuda" Leonardo si era portata a -2, e c'era il rischio sorpasso, ovvero il rischio di veder vanificato tutto il lavoro di un anno. Ho voluto fare una breve introduzione a questa partita perchè la ritengo l'esempio perfetto del perchè la Curva Sud è unica. L'atmosfera che c'è durante la settimana tra i tifosi, quando sali le scale o la rampa che porta al secondo anello blu dello stadio Meazza di San Siro viene amplificata esponenzialmente. La paura e la tensione, ma anche la fiducia e l'ottimismo, il tutto avvolto dallo spasmodico amore per i colori rossoneri, sono sentimenti che condivisi con altre migliaia e migliaia di persone acquisiscono una potenza indescrivibile. Questo è uno dei motivi per il quale guardare una partita a San Siro, nella Sud, e guardarla su Sky non sarà mai la stessa cosa. Ma la peculiarità della partita vista in Curva è che quel subuglio di emozioni amplificate, che lottano tra di loro, le puoi riconoscere identiche alle tue negli occhi di tutti gli uomini che hai attorno, e se ne esce tutti insieme. Ciò che differenzia le grandi curve dalle altre è proprio la reazione al clima prepartita. Più è importante la partita più il clima è pesante, e nei minuti prima del derby c'è un atmosfera fantasticamente invivibile. In quei momenti una curva ha due possibilità di reazione: da singoli o da "squadra". Ci si può lasciar sovrastare dalla tensione, e allora ognuno rimane in piedi (perchè in curva non ci si siede), immobile a guardare la partita per conto suo; non aspettando, bensì temendo ciò che accadrà. Oppure si può vedere quella tensione come nemico comune, affrontabile solo cantando. In realtà, cantare è un eufemismo. Infatti, quando si tratta di tifo, il canto diventa un urlo a squarciagola, come se ognuno volesse distinguersi per decibel nella lotta vocale alla paura, e far sentire ai tifosi avversari e ai propri giocatori la propria voce. Entrambe le curve sanno che in quella avversaria c'è la propria stessa situazione, e coi cori, prodotto di tutte quelle grida che ripetono le stesse parole, si cerca di far cedere l'avversario alla paura.
Il risultato del derby ormai è storia, ma la battaglia sportiva sul campo è in parte è il riflesso di quella canora tra le due curve. Il silenzio della Curva Nord era rumorosissimo, una sorta di enorme megafono per la Sud.
I giocatori non sono macchine, bensì uomini. Ritengo sia irrealistico pensare che la prestazione di un uomo non cambi se ci sono 8.000 persone che cantano per lui e contro il suo avversario. Proprio per questo la Curva è il dodicesimo uomo in campo, o meglio una carica in più per tutti gli altri 11. In particolare, la Sud raramente ha fatto mancare il proprio apporto ai giocatori rossoneri, anche nei momenti difficili. Quest'anno la convinzione di esser tornati forti, di poter puntare a qualcosa di più della zona Champions, ha dato nuovo vigore quella che è la miglior curva di Milano. E' normale che ogni tanto qualche fischio ci sia, magari per l'atteggiamente supponente di Seedorf, per Pato che perde palla e non torna, per Robinho che prova per la trentesima volta un doppio passo, per Abbiati che svirgola un rinvio in fallo laterale.
Ma tutto si risolve sempre nell'amore per loro. Sappiamo che sono i nostri giocatori, ed hanno sempre vestito quei colori con onore. Finchè ameranno il Milan così come lo amiamo noi, potranno fare anche la peggior prestazione del campionato, ma avranno sempre un coro tutto per loro. Un coro che vuole in parte incitare e in parte rincuorare. Perchè quando si è in Curva, non si guarda solo alla prestazione singola sul campo, si guarda all'uomo e a quello che ha dato alla squadra. Un esempio è Ibrahimovic. La Sud era divisa su Ibra: alcuni lo acclamavano come il vero grande colpo dopo la partenza di Riki Kakà, altri lo ricordavano come interista e lo vedevano come mercenario. Ibra ha dimostrato sul campo quanto ci tenesse a questa avventura in rossonero, sacrificandosi fino alla sfinimento in ogni partita e prendendo falli a ripetizione per far salire la squadra, oltre a tutti i suoi gol e assist fondamentali. Questo è ciò che conta davvero per la Curva: onorare i colori che si portano. I colori che mi fanno sentire "innamorato, sempre di più, in fondo all'anima la Curva Sud".
Gianluca Raspatelli
