Magazine del 06/05/2011

"Cesc
we
can"

2011 l'anno della verità! Giustizia è fatta.

Qualcuno potrebbe dire che chi non è superstizioso non comprende appieno gli equilibri sottili che dominano il Calcio.
Non abbiamo intenzione di sottrarci dalle leggi non scritte che dominano lo sport, e questo sport nello specififico, ma certamente siamo vicini a quell'Impresa che, senza remore o apparente spirito adulativo, è giusto ed opportuno definire come la più grande mai realizzata nell'era Berlusconiana.
Quest'annata l'abbiamo vissuta con un'intensità anormale, non lo si può negare senza aver netta la sensazione di mentire. Spudoratamente.
Quest'anno sportivo, questi mesi vissuti al cardiopalma, ci lasciano la sensazione di essere stati trascinati dalla corrente impetuosa del rinnovamento. Un improvviso tornado, una cascata aperta tra le fessure di una diga dove melma e morte secernevano inedia e urla di sofferenza.
Difficile, se non difficilissimo, mantenere una certa lucidità dopo quel 2006. Atroce apprendere in questi giorni dal PM Narducci, lungo le trame narrate nella propria sofferta requisitoria, che il Milan trattavasi di Vittima (la più grande delle vittime) così come inquadrata nel complesso orpello criminale orchestrato da vili mistificatori e mercificanti utilizzatori di SIM svizzere.
Abbiamo accettato tutto, dagli insulti velati e diretti degli stessi organi inquirenti a quelli meno celati nella forma dei professi onesti, ora colpevoli come altri ed anzi più di altri.
Abbiamo accettato campagne denigratorie a mezzo stampa, e lo abbiamo fatto con il silenzio, finanche fastidioso, di chi non ha nulla da dire, forse perchè nulla ha fatto o perchè qualcosa, infine, nasconde.
Il silenzio perfino signorile, talora opportuno, talora mostrato tra mascelle serrate dal nervosismo, che ha indotto molti a rincarare la dose, altri a ritener di aver ragione, a prescindere, comunque, in ogni caso, chi
tace non può che acconsentire.
Ma ora, questo stravolgimento, questa riabilitazione maledetta da tutti, scritta sui giornali controvoglia,


contro dogmi ben impressi, contro preconcetti devastati da realtà ancora una volta evidenti, ancora una volta sconvolgenti, ci rafforza, ci conforta, ci fa dire, soprattutto, che abbiamo vinto la battaglia. Ed
anche la Guerra.
Nel momento più buio, è chiaro. Nel momento in cui una delirante leggenda sportiva, formatasi sull'inganno e sulle macerie di chi si è potuto calpestare senza nemmeno uno straccio di giudizio, veniva osannata come il valore nazionale ed unico di Virtù mai viste.
Mai raccontante. E proprio il silenzio, in questa storia, ha giocato
un ruolo chiave in ciò che si suole denominare "cambio del vento". In due giorni è mutato tutto così come al mutar delle maree.
30 Agosto 2010 e 31 Agosto 2010. 48 ore.
Un lasso di tempo così ristretto daspiazzare, destare sorpresa, incredulità, disarmo.
Non è stato possibile ribattere. Ne' accelerare o tornare indietro. Una strategia perfetta. Quasi a ricordare che non siamo mai morti. Feriti, umiliati, ma mai caduti.
Ora, siamo tornati. Ora, siamo liberi.
Liberi dalle vostre retoriche confezionate al chilo. Liberi dal peso dell'accusa. Innocenti, per chi riferisce di reati innanzi al banco della giustizia. Per voi deve essere quasi straziante ammetterlo.
Cosa servirebbe, ora, affermare il manifesto entusiamo di un Presidente pronto a riprendersi l'Europa ed il Mondo dopo che il risultato più grande può dirsi raggiunto?
Forse farebbe felici coloro che vivono per il mercato estivo, per il gossip dirigenziale, ovvero per chi abbina,
univocamente, risultati raggiunti alla proporzione dei soldi investiti.
Mexes, Taiwo, Ganso. L'addio di Pirlo. L'addio ad Ibrahimovic. Il
Centrocampista che ci accosterebbe al Barca. Ronaldo.
Nella vita bisogna essere ambiziosi. Ma, tanto per iniziare, su 7 uomini potrebbe decidersi l'ottava Champions League.
Sognate dunque. "Tutto è possibile".
Ma solo per chi ci crede davvero.
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