Magazine del 15/04/2011Ancora poco e sarà tutto finito. Sei settimane. Sembrano un’infinità, a pensarci, ma guardandosi indietro sembra ieri che è cominciata la stagione, quindi voleranno, come capita sempre, ogni anno.
Quello che vogliamo fare oggi, come avrete intuito dal titolo, è la valutazione di sei punti complessivi riguardanti la volata Scudetto: tre sul perché essere ottimisti, tre sul perché essere pessimisti.
Diciamo immediatamente che per trovare i primi tre non ci sono stati problemi (anzi, abbiamo anche dovuto tagliare un po’), mentre per quanto riguarda i secondi tre qualche difficoltà a rintracciarli c’è stata: si può dire che questo sia già un punto per cui essere ottimisti, ma non lo prendiamo in considerazione perché altrimenti spaieremmo il numero, e a noi la par condicio piace parecchio.
Perché essere ottimisti, dunque?
1. Alexandre Pato. Da quando pucia il biscotto è cambiato. Non ci riferiamo alla media gol, stratosferica anche per le reti messe a segno le scorse stagioni, ma all’atteggiamento: quante volte ci siamo lamentati (tutti, anche i suoi più grandi estimatori) della svogliatezza palesata in campo? Quante volte ci siamo lamentati perché non lo si vedeva tornare per dare una mano al centrocampo? Quante volte ci siamo lamentati per la mancanza di pressing e cattiveria sotto porta? Parecchie, non si contano. Ora sembra più maturo, più umile, forse anche più consapevole della sua immensa importanza per la squadra. Sta drasticamente diminuendo la distanza tra lui e quel fuoriclasse assoluto che era Shevchenko, che con la mentalità del sacrificio e della lotta ci è nato grazie ai suoi Natali e grazie al Colonnello. Sul Papero grava una grande responsabilità, una di quelle che se sopportate e superate fanno la differenza tra giocatori e giocatoruncoli. Speriamo tenga alta la concentrazione. E speriamo che la tenga alta anche Barbara.
2. Calendario. Qui su Milan7 non ci facciamo troppo abbindolare dalla stampa, né da quella di una parte, né da quella dell’altra parte, la parte che sigla accordi di marketing. Il calendario non è semplice per nessuna delle tre contendenti, quindi a parità di difficoltà, di certo i più avvantaggiati dovrebbero essere quelli che sono davanti, come logica comanda. Scrivendo solo con la mano destra perché la sinistra è sui gioielli di famiglia (non si sa mai) diciamo che il Milan ha due partite sostanzialmente scritte, in casa, contro squadre che non si giocano nulla e tutto sommato modeste: Bologna e Cagliari. Le altre sono a Brescia e in casa con la Samp (lottano per la salvezza) e a Roma ed Udine (trasferte ostiche, ma contro squadre che potrebbero non giocarsi più nulla, anche se sempre temibili).
I cugini giocheranno in Emilia e Romagna contro Parma e Cesena (salvezza), in casa contro Lazio (Champions), Fiorentina (nulla da giocarsi) e Catania (salvezza, ma all’ultima potrebbe già sapere il suo destino).
I Mazzarri Boys se la dovranno vedere in casa contro Udinese (Champions) e Genoa (nulla) e in trasferta contro Lecce (salvezza), Palermo (nulla) e Juventus (Champions, ma nella stessa situazione del Catania).
Ah, già, dimenticavamo: alla penultima ci sarà Napoli-Inter. Beh, speriamo che possa essere uno spareggio per il secondo posto.
3. Pirlo, Ambrosini, Inzaghi. Il ritorno dei tre senatori potrà certamente dare delle alternative importanti ad Allegri, che avrà più possibilità di cambiare la partita in corso d’opera. Le loro condizioni fisiche, venendo da infortuni anche piuttosto seri/reiterati saranno obiettivamente scarse, ma venti minuti di Inzaghi possono essere decisivi in una partita – e quindi in un Campionato, a questo punto – così come a Pirlo ed Ambro possono bastare un cross (da fare o da spingere in rete) per fare la differenza.
Ora passiamo invece ai motivi per cui essere pessimisti, sperando di non mettervi troppa ansia.
1. Ibra, naturalmente. Pato è forte, decisivo, ha grandi qualità, eccetera, eccetera, eccetera, ma Ibra è Ibra, e sorridiamo quando sentiamo dire che non può essere considerato decisivo (in Italia, eh, in Italia) un giocatore che delle ultime dieci partite ne salta quasi la metà. Tania di Svezia ci ha tenuto a galla – insieme anche ad altri, per carità – per mesi, e non averlo è un problema, a prescindere. Ci mancheranno i suoi assist, le sue invenzioni, il suo strapotere fisico, la sua ferocia, la paura che trasmette agli avversari. Ciò che brucia di più è che ci mancherà non per colpa del destino cinico e baro che fa girare una caviglia nel momento sbagliato e al giocatore sbagliato, ma per colpa esclusivamente sua. E per giunta proprio quando sembrava che avesse trovato l’intesa con Pato. Com’è che si dice? “Ah, le donne… non puoi vivere con loro, non puoi vivere senza di loro”. Qualcosa di simile.
2. Entusiasmo napoletano. Avoglia a dire che a Napoli ci si esalta con la stessa facilità con cui ci si deprime, la città ribolle di un entusiasmo difficile da non notare e che difficilmente scemerà in caso di risultati negativi. Lo stadio, come sappiamo benissimo noi vecchi cuori rossoneri, il pubblico può spostare gli equilibri in campo, terrorizzare avversari, esaltare i propri beniamini. Su questo ammettiamo la sconfitta: con il pubblico del San Paolo quest’anno non c’è stata partita. Pochi in Europa possono tener loro testa, forse solo nella Ruhr gialla o nell’Euskal Herria. Nel Campionato del tifo, duole ammetterlo, siamo dietro. A questo punto possiamo solo sperare di accorciare le distanze, ed abbiamo il dovere morale di farlo.
3. Qualità degli avversari. Sì, è vero, quest’anno per ora siamo stati superiori ad Inter e Napoli, almeno in Italia, ma se ancora oggi a metà aprile ci braccano, beh, non è solo per colpa dei punti che abbiamo lasciato per strada. Napoli ed Inter meritano il nostro rispetto per ciò che hanno fatto, a prescindere da antipatie, odio e tradimenti, e sarebbe quindi un errore mortale sottovalutarli, soprattutto i primi. Conosciamo i nostri polli, quelli che hanno perso punti contro il Bari straultimo e il Palermo in crisi profondissima, quindi un richiamo alla concentrazione e alla serietà va fatto sempre, dopo ogni partita, ad ogni intervallo.
Ecco i nostri punti, perché essere ottimisti, perché essere pessimisti. Lo ripetiamo, noi siamo ottimisti (anzi, cautamente ottimisti), voi?
