Magazine del 08/04/2011

Tra Lamela
e L’Oca

Due trequartisti, così diversi, così uguali

Lo ammettiamo subito, come potete intuire non siamo il massimo con i giochi di parole. L’importante è però essere pragmatici quando il gioco diventa duro, prendere la decisione giusta quando è più importante non sbagliare. A questo è chiamata la squadra ogni maledetta domenica, a questo è chiamata la società ogni maledetta estate (e inverno). Il letargo è finito, è chiaro. Quelli che una volta erano gli unici esemplari a dormire anche d’estate (a parte quando era il caso di volare a Madrid per le “feste presidenziali” di Perez) sembrano essere vivi, vegeti e vigili. Il nuovo veni, vidi, vici.
Lasciamo perdere CR7, un sogno che per ora – speriamo di sbagliarci – non ci appartiene. Stiamo più sul pezzo, sui nomi che circolano in questo periodo, tra Lamela argentina e L’Oca brasiliana. Lamela è naturalmente Erik Lamela del River Plate, L’Oca – meno naturalmente, se non per i più svegli – è Paulo Henrique Ganso del Santos. Due trequartisti, così diversi, così uguali.
Questa non è una recensione, non mettiamo le stelline alla fine dell’articolo. Cercheremo di parlarvi dei due giocatori in maniera sintetica e chiara, esponendo il nostro punto di vista e stimolandovi a crearne uno tutto vostro. Siamo però fatti di carne, quindi non possiamo non dire da subito chi preferiremmo: il frutto probito ci attira di più.


I motivi sono molteplici: Erik Lamela è un classe 1992, PHG 1989. Lamela è, almeno finora, fisicamente integro, PHG ha subito due crociati (destro e sinistro, per non farsi mancare nulla) e un menisco esterno, cosa non da sottovalutare, visto l’imminente arrivo di un altro zoppo, ma transalpino. Lamela è argentino, una nazionalità grintosa che non esploriamo dai tempi del Valdanito Crespo (chi ha detto Grimi?), PHG brasiliano, sinonimo di qualità e integrazione nella nostra rosa verdeoro, ma anche di un pizzico di lassismo. Lamela è però meno pronto a giocare a determinati livelli rispetto a PHG, ormai un abituè della Copa Libertadores, il quale potrebbe da subito darci qualcosa in più.
Il motivo principale per cui preferiamo l’argentino al brasiliano è però più di testa, che tecnico. Santos-Colo Colo 3-2 di mercoledì notte ha visto un Ganso particolarmente nervoso – storie tese tra lui e la società e tra lui e la tifoseria, vero, ma con Neymar e Zè Eduardo espulsi ha più volte rischiato di fare la stessa fine, non il massimo per il Peixe, a un passo dall’eliminazione dalla Libertadores – e troppo incline a “dare spettacolo”, in tutti i sensi.
Lamela è invece con i piedi piantati per terra e la testa sulle spalle, come confermano amici tifosi del River Plate che lo giudicano come il giocatore della rosa dei Millonarios più forte e più determinato a raggiungere i livelli che gli competono (molto più di Funes Mori, per dirne uno).
Tecnicamente la differenza non è abissale, lo ammettiamo: entrambi mancini, per ora è certamente più “avanti” Ganso, ma più per i tre anni di differenza, che per doti innate. Il tocco di palla e la visione di gioco sono extralusso, ma manca un po’ in mobilità. Lamela è invece meno tecnico, almeno per ora, ma ha una capacità di cambiare passo che fa la differenza. A noi ricordano Rui Costa il primo (il Rui Costa della Viola, per essere precisi) e Kakà il secondo (il Kakà del Milan, ovviamente).
Lamela o L’Oca, quindi. Beh, noi abbiamo già espresso il nostro punto di vista, che porta dritto dritto a Baires.
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