Magazine del 01/04/2011

Ibrahimovic: mr. Bad guy

Salterà il derby ma è sempre un vincente

Un carattere “ruvido”, spigoloso, difficile, ma con un talento straordinario. E un fiuto unico per gli scudetti, dal momento che ha sempre vinto negli ultimi nove, in qualsiasi squadra abbia giocato, in Italia e in Spagna. Il suo credo sono la grinta e il perfezionismo, che lo portano a lavorare sodo in allenamento e riprendere continuamente i compagni anche nel corso della partita, persino a litigare, con il risultato di non essere mai candidato al premio “Simpatia & Affabilità”. E’ Zlatan Ibrahimovic, uno strano melange di genio, follia, tecnica, irascibilità e talento. Fattori che alzano di molto l’asticella delle aspettative nei confronti degli altri, ma prima di tutto di se stesso. Per chi pensava che il suo ritorno coincidesse con una maggiore duttilità e maturità verbale, la risposta è stata “non cambierò il modo di giocare, sono questo e questo resterà il mio gioco”. Quando si dice flessibilità di atteggiamento e disponibilità ai cambiamenti... E questa sua durezza mentale è forse la chiave per poterne comprendere meglio il pensiero. “Sono qui per vincere tutto”, è stata la sua frase di esordio alla presentazione. Efficace dal punto di vista della comunicazione, ma decisamente impegnativa.
Guardando però il percorso finora, almeno in parte, è stato di parola. Il Milan è in testa al campionato. Ma per l’appuntamento più sentito dalla tifoseria lui non ci sarà. Un gesto di follia contro il Bari (2 giornate di squalifica) lo terrà in tribuna a San Siro proprio nel derby, partita risolta da un suo rigore nel girone di andata. Squalifica inevitabile, anche se accompagnata da qualche commento inelegante, come quello dell’interista Julio Cesar («sarebbe stato scandaloso se gli avessero fatto giocare il derby»).
E lui, su “ispirazione” di Raiola, ha commentato da par suo: “Mi hanno dato l’ordine di non parlare, quindi non dirò niente. Mi alleno tutti i giorni, come sempre, e forse coglierò l’occasione per riposare. Dopo la nazionale il Milan mi darà qualche giorno libero anche se il calendario non mi consente eccessive libertà”.


Il fatto di non giocare il derby, contro la sua ex squadra sicuramente lo infastidisce. Anche per le modalità con cui si erano lasciati. E sa bene che giocare senza di lui farà felici i tifosi interisti, che l’accolsero in modo poco simpatico all’andata. Ma sa altrettanto bene che il destino dello scudetto è solo e unicamente nelle mani del Milan: “Ne ho giocati tanti di derby, so quanto valgono e cosa contano. Ma so anche che il prossimo non conta per la vittoria in campionato. Restano otto partite per assegnare lo scudetto; sarà una sfida interessante giocata fino all’ultimo minuto”.
Uno che non molla mai, quindi, e che guarda dritto negli occhi i propri compagni invitando a seguirlo, quando afferma che “tutto è diventato più difficile per colpa nostra e per il fatto che a Palermo noi abbiamo perso e l’Inter ha piegato il Lecce. Nonostante tutto siamo ancora i più forti in Italia”. Logico pensare che il suo sguardo vada oltre la partita di sabato. Al di là del risultato, lui vuole il traguardo principale, che passa da una gara convincente e, possibilimente, vincente contro l’Inter.
Prendere o lasciare, dunque: questo è Ibrahimovic, dinanzi a un microfono o in tuta a Milanello dove tutti gli riconoscono una maturazione del proprio profilo tecnico, per esempio segnalando i suoi recuperi difensivi, i suoi assist generosi, la sua richiesta, in allenamento, di non cedere al “cazzeggio“ e di lavorare duro. “Il lavoro è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi, nel calcio e nella vita”, ha recentemente dichiarato. “Io smetterò quando sarò al top. Ma per la verità, è da 10 anni che sono al top” è un’affermazione che racconta tutto l’Ibra che c’è in Zlatan, strafottente, indisponente in campo e fuori, con compagni e avversari. Ma per natura, un vincente, che chiude una conferenza stampa con una frase delle sue: “A 35 anni non giocherò più e mi siederò a fumare anche se non è un bell’esempio per i miei ragazzi, ma è la verità”.




Claudio Gandolfo


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