Milan, la nuova struttura societaria: Cardinale prende tutto Un rischio enorme per il futuro del Milan
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Ka storia del nuovo Milan si sta scrivendo tra colpi di scena, ripensamenti e decisioni che sembrano cambiare di settimana in settimana. L'ennesima svolta riguarda la costruzione della struttura sportiva del club rossonero, con Gerry Cardinale che ha deciso di abbandonare l'idea di nominare un Head of Football, figura che era stata a lungo ricercata attraverso head hunter specializzati ma che non ha mai trovato un candidato disposto ad accettare l'incarico. I "no" arrivati dall'Eintracht Francoforte per Markus Krosche e Timmo Hardung, uniti alle difficoltà nel reperire professionisti di alto profilo, hanno costretto il patron americano a rivedere completamente i suoi piani, optando per una soluzione interna che ridisegna l'intera piramide decisionale del club. Al vertice di questa struttura siederà Cardinale in persona, che ha scelto di esporsi direttamente, prendendosi tutti i rischi del caso. Sotto di lui, il ruolo di Massimo Calvelli si consolida con forza: l'amministratore delegato in pectore sarà il punto di riferimento per la gestione economica delle operazioni di calciomercato, in attesa che il consiglio di amministrazione ratifichi ufficialmente la carica lasciata vacante da Giorgio Furlani. Al fianco di Calvelli e di Cardinale opererà David Castelblanco, manager di RedBird e uomo di stretta fiducia del patron, il cui ruolo sarà quello di raccordare le esigenze del fondo con le necessità operative del club. Sul piano tecnico, le indicazioni di Ruben Amorim verranno raccolte e tradotte in profili di mercato da Henrik Almstadt e Bobby Gardiner, i due uomini incaricati di individuare i giocatori che corrispondono alle caratteristiche richieste dall'allenatore portoghese. Non è escluso che il loro lavoro venga affiancato dalle consulenze di George Gardi, figura già emersa nelle ultime settimane, e che anche Jorge Mendes possa ritagliarsi un ruolo nella mediazione di alcuni trasferimenti. Una presenza, quella dell'agente portoghese, che solleva più di una riflessione sulla reale autonomia decisionale della struttura tecnica interna.
Fuori dal perimetro della prima squadra rimane invece Jovan Kirovski, direttore tecnico di Milan Futuro, che continuerà a occuparsi della seconda formazione rossonera. Tra i suoi compiti immediati vi è la nomina del nuovo allenatore che raccoglierà l'eredità di Massimo Oddo, oltre alla prosecuzione della collaborazione con Vincenzo Vergine per rafforzare il dialogo tra il settore giovanile della Primavera e Milan Futuro. Una divisione netta di competenze che esclude Kirovski dalle dinamiche più delicate legate alla rosa di Allegri. Il modello a cui Cardinale si è ispirato è quello del Liverpool, una struttura verticale e compatta in cui le decisioni si concentrano su pochi attori chiave. Ma la differenza tra il club inglese e il Milan attuale è abissale, e il rischio insito in questa scelta è difficile da ignorare. Affidarsi a figure già presenti all'interno del club, senza inserire profili con esperienza consolidata a livello internazionale, assomiglia a una mossa da giocatore di poker che spinge tutte le sue fiches al centro del tavolo con una mano debole, sperando che le carte comuni lo assistano. La struttura viene descritta come già operativa, impegnata nel plasmare il Milan della stagione 2026-27, ma le certezze su cui poggia questo progetto restano poche e fragili. A rendere tutto più complicato c'è il carattere marcatamente chiuso della nuova dirigenza sul piano comunicativo, con figure distanti dall'immaginario tradizionale dei ruoli dirigenziali nel calcio italiano. Una distanza culturale che non è solo un dettaglio estetico, ma che rischia di creare frizioni con un ambiente abituato a ben altri punti di riferimento. Cardinale ha sottovalutato la portata della rivoluzione che ha innescato, convinto che trovare i manager giusti sul mercato fosse un'operazione più semplice del previsto. Il risultato è una struttura che nasce già sotto pressione, con la necessità di dimostrare rapidamente la sua efficacia in una delle fasi più delicate della storia recente del club rossonero.
