Crisi Milan, i numeri fanno paura: è tempo di rifondazione?Il Diavolo segna pochissimo e il gioco è scomparso: serve una svolta
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Il Milan sta attraversando una fase di profonda difficoltà, una crisi che va ben oltre i risultati e che affonda le radici in qualcosa di più strutturale, legato al gioco, all'intensità e alla produzione offensiva. Se fino alla prima parte della stagione si erano intravisti segnali incoraggianti, con una squadra capace di difendersi con ordine e al tempo stesso di costruire occasioni da rete con una certa continuità, tutto questo sembra essere svanito nel nulla nel corso dei mesi successivi. Quello che si è visto in campo è stato un vero e proprio regresso, una involuzione che ha colpito ogni reparto ma che ha reso il reparto avanzato quasi irriconoscibile rispetto alle aspettative della vigilia.
Il dato più emblematico, quello che più di ogni altro racconta la gravità del momento, è il seguente: il Diavolo ha trovato la via del gol soltanto una volta nelle ultime quattro giornate di campionato. Un numero che fa riflettere, che pesa come un macigno e che evidenzia in maniera inequivocabile quanto qualcosa si sia rotto nel meccanismo offensivo rossonero. Massimiliano Allegri si trova dunque davanti a una sfida enorme, quella di rimettere in carreggiata una squadra che ha perso fiducia, brillantezza e capacità realizzativa. I nomi in attacco non mancano di certo, e sulla carta la rosa dispone di elementi di qualità internazionale. Rafael Leão, Christian Pulisic, Christopher Nkunku, Niclas Füllkrug e Santiago Gimenez rappresentano un parco attaccanti che qualsiasi allenatore vorrebbe avere a disposizione. Eppure i numeri di questi calciatori, almeno in questo periodo, sono stati deludenti, ben al di sotto di quanto ci si attendesse da giocatori con le loro caratteristiche e il loro valore di mercato. Leão, da tempo considerato il trascinatore designato del Milan, non riesce a incidere con la costanza che il suo talento lascerebbe presupporre. Pulisic, dopo una prima fase di stagione di alto livello, sembra aver perso quella verve e quella capacità di creare superiorità numerica che lo avevano reso uno dei migliori in Serie A. Nkunku, arrivato con grandi aspettative, fatica a integrarsi nei meccanismi della squadra e a esprimere il calcio brillante che aveva mostrato in passato. Füllkrug e Gimenez, chiamati a fare la differenza in zona gol, non stanno riuscendo a lasciare il segno con la regolarità necessaria per una squadra che vuole essere protagonista.
La responsabilità di questa situazione non può essere attribuita esclusivamente ai singoli, ma chiama in causa l'intero sistema. Il modo in cui il Milan propone il proprio calcio nelle ultime settimane è apparso monotono, prevedibile e privo di quella imprevedibilità che serve per scardinare le difese avversarie. Le scelte tattiche di Allegri, il coraggio nelle rotazioni, la capacità di trovare soluzioni alternative nei momenti di difficoltà sono tutti elementi sui quali è lecito interrogarsi. La società, dal canto suo, non può restare a guardare con le mani in mano. Dirigenza e allenatore devono trovare insieme le risposte giuste per rimettere il Milan su binari più competitivi, perché una squadra con queste ambizioni e questo blasone non può permettersi di arrancare in questo modo. L'appello che si leva dal mondo rossonero è chiaro e urgente: bisogna invertire la rotta, ritrovare solidità, idee e gol, prima che la situazione diventi irreversibile.
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