Milan, serve una svolta: Furlani e RedBird cambino rottaPrima di tutto qualità per il mercato

24/04/2026

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La partita contro il Verona ha rappresentato uno degli episodi più opachi della stagione rossonera, una prestazione tutt'altro che convincente che tuttavia ha fruttato tre punti preziosi nella corsa alla qualificazione alla UEFA Champions League. Con sette punti ancora da conquistare per centrare l'obiettivo, il Milan si trova in una fase delicata in cui ogni risultato pesa come un macigno, e in cui le riflessioni sul futuro del club non possono essere rimandate oltre. Ottenuta la matematica certezza della Champions, sarà finalmente possibile concentrarsi sulla costruzione della squadra per la prossima stagione, un cantiere che si preannuncia impegnativo e che richiederà scelte coraggiose e soprattutto diverse rispetto a quelle operate negli ultimi anni.

Il messaggio che si leva con forza dall'ambiente rossonero è chiaro e diretto: RedBird e l'Amministratore Delegato Giorgio Furlani devono cambiare registro sul mercato. Non è più sufficiente acquistare in quantità, sperando che il numero degli innesti compensi la mancanza di qualità. Gli ultimi tre anni hanno dimostrato in modo inequivocabile che questo approccio non funziona. Ogni sessione di mercato ha visto il Milan investire risorse significative senza che i risultati sportivi abbiano corrisposto alle aspettative. E quando si parla di risultati, non si intende semplicemente la qualificazione alle coppe europee o la tenuta del bilancio, ma qualcosa di molto più concreto e identitario per un club della storia e del blasone del Milan: vincere trofei.

Un club come il Milan non può permettersi di accontentarsi del galleggiamento. La mentalità vincente, quella che ha caratterizzato le stagioni più gloriose della storia rossonera, impone ambizioni ben più alte di una semplice presenza nelle competizioni europee. Eppure sembra che la proprietà americana abbia strutturato il proprio modello di gestione attorno a due pilastri fondamentali: il pareggio di bilancio e la qualificazione alla Champions League come garanzia di ricavi. Un approccio comprensibile dal punto di vista finanziario, ma che nel lungo periodo rischia di rivelarsi controproducente, allontanando il club dai vertici del calcio italiano ed europeo e, soprattutto, alienando il supporto della propria tifoseria.

Ed è proprio su questo punto che si apre la questione più delicata. Lo scollamento tra la tifoseria e la società è sempre più evidente e difficile da ignorare. I settantamila tifosi che affollano San Siro ad ogni partita rappresentano una delle basi di sostegno più straordinarie del calcio mondiale, un patrimonio affettivo e identitario di inestimabile valore. Ma la fedeltà di una tifoseria non è incondizionata per sempre: si nutre di entusiasmo, di progetto, di competitività e soprattutto di fiducia. E la fiducia nei confronti della proprietà e dell'amministrazione è una risorsa che si consuma quando le promesse non si traducono in fatti concreti, quando il mercato delude e quando le stagioni si chiudono senza trofei.

Massimiliano Allegri lavora sul campo per dare un'identità tattica e una mentalità alla squadra, ma il lavoro del tecnico può dare frutti duraturi solo se supportato da una dirigenza in grado di offrirgli gli strumenti giusti. Per il bene del Milan, per la crescita del progetto e per un autentico ritorno alla vittoria, è indispensabile che RedBird e Furlani comprendano che continuare su questa strada non è un'opzione percorribile. Cambiare rotta non è più un'eventualità, ma una necessità improcrastinabile.


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