Milan gli attaccanti non segnano più Pulisic, Leao, Gimenez a secco: l'attacco rossonero è in crisi nera
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Il Milan attraversa una delle crisi offensive più preoccupanti della sua storia recente, una situazione che mette in discussione non solo i risultati sul campo ma anche le scelte di mercato operate dalla società negli ultimi anni. A rendere la questione ancora più grave è il fatto che non si tratta di un singolo calciatore in difficoltà, ma di un intero reparto offensivo che sembra aver smarrito la via del gol in modo collettivo e sistematico. Cinque attaccanti in rosa, cinque giocatori che stentano a trovare la rete con una frequenza accettabile per un club delle ambizioni e della storia del Milan.
I numeri parlano chiaro e sono impietosi. Christian Pulisic, uno dei giocatori più rappresentativi della rosa rossonera, non segna in campionato da quasi quattro mesi, un'eternità per un calciatore che dovrebbe essere uno dei punti di riferimento offensivi della squadra. La situazione di Santiago Gimenez è addirittura più clamorosa: l'attaccante messicano non trova la rete in Serie A da quasi un anno, un dato che lascia senza parole e che solleva interrogativi serissimi sulla sua capacità di incidere nel contesto del calcio italiano. Niclas Fullkrug non segna da circa tre mesi, mentre Christopher Nkunku si è fermato a poco meno di due mesi e mezzo fa. Rafael Leao, spesso criticato e talvolta bistrattato dalla piazza rossonera, risulta paradossalmente il più prolifico del gruppo, ma anche per lui bisogna risalire a circa cinquanta giorni fa per trovare l'ultimo gol in campionato. Un primato magro, in un reparto che dovrebbe essere il motore della squadra.
La domanda che sorge spontanea è come sia possibile lottare per obiettivi importanti con un attacco che produce così poco. Non è necessario essere direttori sportivi o allenatori di professione per comprendere che l'assenza di una grande punta centrale, di un centravanti capace di fare la differenza in modo continuativo, pesa enormemente sull'economia del gioco e dei risultati. Il calcio moderno ha trasformato i ruoli e le interpretazioni tattiche, ma il gol rimane l'elemento fondante di ogni ambizione sportiva, e una squadra che non segna con regolarità non può aspirare a traguardi di rilievo.
La storia recente del Milan offre in questo senso una lezione preziosa e illuminante. L'unica stagione in cui il club rossonero è riuscito a conquistare lo scudetto nell'era più recente è stata quella in cui in rosa erano presenti calciatori dalle caratteristiche tecniche e fisiche di Zlatan Ibrahimovic e Olivier Giroud, due centravanti di assoluto livello internazionale, capaci di trascinare la squadra nei momenti decisivi e di fare la differenza con la loro sola presenza in campo. Quella combinazione di esperienza, personalità e qualità sotto porta si è rivelata determinante, e la sua assenza nelle stagioni successive ha contribuito in modo significativo al ridimensionamento delle ambizioni rossonere.
Massimiliano Allegri si trova a dover gestire una situazione oggettivamente complicata, cercando di estrarre il massimo da un reparto che non riesce a esprimersi ai livelli attesi. Ma il lavoro del tecnico può solo in parte compensare le lacune strutturali di una rosa che, nel ruolo più importante per la produzione di gol, non offre garanzie sufficienti. La riflessione che si impone con urgenza è di natura dirigenziale: RedBird e Giorgio Furlani devono prendere atto che investire su profili di alto spessore nel ruolo di centravanti non è un lusso, ma una necessità assoluta per un club che vuole tornare a competere ai vertici. Continuare a sperare che i numeri migliorino senza intervenire in modo deciso significherebbe ignorare un'evidenza che i dati rendono incontrovertibile.
