Le scelte del Milan e i segnali dalla FIFA Rinnovi strategici di contratti non in scadenza e presa di coscienza di un sistema riformare

19/11/2021

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Sta per iniziare la seconda fase del Milan targato Elliott.
Dopo una prima fase in cui, dall’estate del 2019 all’estate del 2021, ci sono stati investimenti mirati sui cartellini e spese contenute sugli ingaggi dei giocatori, la dirigenza rossonera pare essere entrata all’opera per alzare il monte-ingaggi, riconoscendo un rinnovo di contratto con relativo raddoppio dello stipendio al suo allenatore, Stefano Pioli e a tre dei giocatori più importanti e, nel contempo, più futuribili della rosa, ovverosia Rafael Leao, Theo Hernandez ed Ismael Bennacer.
Quanto avvenuto negli ultimi mesi con Gianluigi Donnarumma e Hakan Calhanoglu infatti e quanto, a breve, potrebbe avvenire anche con Frank Kessiè, suggerisce alla dirigenza del club meneghino di operare con molta sagacia sul fronte dei rinnovi dei contratti di quei giocatori che sono in scadenza nel 2024.
C’è, senza dubbio, tutto il tempo per programmarli, ma la volontà del Milan appare orientata a chiudere queste pendenze in poco tempo. Nessun nuovo caso Donnarumma insomma e nessun nuovo caso Kessiè all’orizzonte, atteso che il clima generale è mutato e la società ha preso atto che, ormai, molti giocatori puntano ad arrivare a scadenza contrattuale, nella speranza di prendere più soldi possibili dal nuovo contratto, offrendo al nuovo club l’opportunità di prendere un cartellino a costo zero.
Questa moda, ormai diffusa, in tutta Europa, evidenzia in maniera lapalissiana come i giocatori siano diventati più potenti dei club, perché capaci di ricattarli con richieste economiche fuori dai parametri di mercato.
Il Presidente della FIFA Infantino, qualche giorno fa, ha rilasciato in merito dichiarazioni estremamente significative, sottolineando come nel 2019 sia stato speso l'equivalente di sette miliardi di euro per i trasferimenti di calciatori. Di questi ben 700 milioni di euro se ne sono andati in provvigioni degli agenti e solo 70 milioni di euro sono stati destinati alla formazione e ai compensi di solidarietà. Appare persino tautologico dire che qualcosa debba essere modificata.


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Secondo il presidente Infantino, "dovremmo rendere le regole un po' più trasparenti di quelle attuali. La camera di compensazione aiuterà, ma già i pagamenti per l'indennità di formazione faranno in modo che almeno il 5% del totale dei trasferimenti, che su 7 miliardi sono almeno 350 milioni, dovrebbe andare ai club che preparano i giocatori. La chiarezza e la trasparenza dovranno caratterizzare tutti gli altri pagamenti per evitare ciò che accade ancora regolarmente, ovvero che ogni volta che la Guardia di Finanza di quasi tutti i Paesi guarda ad alcune attività di trasferimento, trovi qualcosa".
Si tratta di dichiarazioni importanti che colgono il segno e che fanno capire le ragioni per le quali il Milan ha scelto, finora, di non riconoscere compensi top a certi giocatori ed a determinati agenti e sta provando, con largo anticipo, a rinnovare i contratti attualmente in scadenza fra due anni e mezzo. Qualche mese fa poteva apparire assurda la politica rossonera.
Oggi, col senno di poi, in molti stanno invece iniziando a ricredersi, in quanto soltanto con una gestione di bilancio sostenibile i club possono pensare di avere strategia e futuro nel lungo periodo.


Capitan Uncino

 


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