La Champions è ancora il nostro habitat Ci è mancata, non facciamocela nuovamente sfuggire!

01/10/2021

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Sette lunghi anni, una musichetta che mancava da troppo tempo e San Siro che torna a ruggire. Questo è stato il martedì di Champions per il Milan, un vortice di emozioni che si è concluso con una sconfitta, ma che fornisce certezze forse mai contemplate mesi fa.
Non vogliamo soffermarci sull’arbitraggio, pensiamo che le immagini dicano tutto, non c’è bisogno di aggiungere altro.
Dopo la cavalcata in campionato lo scorso anno e la campagna acquisti, visto il sorteggio del girone di coppa, eravamo molto preoccupati.
Il Milan mancava da molto tempo nella massima competizione continentale, e tutti questi anni di letargo, non facevano altro che far aumentare il gap con le big europee. Quando da troppo tempo sei fuori dal giro, perdi l’abitudine di vivere certe gare, pressioni che sono differenti rispetto ai match disputati nel campionato nazionale.
Avendo Liverpool, Atletico e Porto nel girone, ci si era fatta l’idea di assistere a partite a senso unico, troppo evidente la disparità tecnica tra noi e loro. Poi però c’è il campo che mette tutte le cose a posto: le partite bisogna giocarle sul manto erboso, non basta prendere le due formazioni e confrontare le skills dei vari giocatori presenti nei videogiochi per dichiarare il vincitore.
E’ vero, il Milan ha perso entrambe le gare, anche se l’ultima è stato uno scippo a mano armata, ma ha dimostrato di poterci stare alla grandissima dentro questa competizione. La paura di far la squadra “simpatia” è stata spazzata via con prestazioni di livello.
Il Diavolo con l’inesperienza e la spavalderia dei suoi giovani, non è affondato ad Anfield, e fin quando l’arbitro non si è intromesso con la sua mania di protagonismo, ha dominato l’Atletico Madrid.
Il Milan gioca un calcio europeo, proprio come vuole la società, propositivo e mai speculativo. Un’orchestra dove i giovani stanno crescendo, sperando di poter aver la spinta anche dei più anziani per superare gli inevitabili errori di concentrazione che costellano la crescita calcistica delle giovani promesse.
Se da un lato siamo amareggiati per la sconfitta, soprattutto per come è avvenuta, non possiamo che alzarci ed applaudire questa squadra. E pensare che ci si presentava senza Ibra e Kjaer che comunque rimangono due fondamenta per la nostra equipe. Questo però dimostra ancora una volta che la vera forza di questo team, è il gruppo nel vero senso della parola.
L’amalgama, che è riuscito a produrre Pioli, è qualcosa di magico. Nell’ultimo anno ci siamo presentati a vari appuntamenti clou sempre con diverse assenze, eppure non ce ne siamo mai accorti. Nelle ultime gare si sta giocando praticamente in dieci viste le prestazioni di Kessiè, faro imprescindibile dello scorso anno, ormai è con testa e gambe altrove. Ma nonostante questo il Milan continua a proporre un gioco sorvolando sulle defezioni.
Sull’ivoriano potremmo spendere diverse parole, ma non vorremmo passare per chiacchieroni proprio come il centrocampista senza memoria. Il suo credito è già stato azzerato, si accomodi in panchina, non abbiamo bisogno di certa gente, lo abbiamo dimostrato. Preferiamo vedere immolarsi il nostro Sandrino Tonali, lui è uno di noi, è come se noi fossimo in campo a lottare per i nostri colori quando lo vediamo rincorrere chiunque con quella foga che non dipende dal conto corrente in banca.


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Per vincere ci vorrà altro, magari un impegno anche più consistente della proprietà stessa. Di certo, sarebbe cosa buona giusta però cominciare a ringraziare chi gestisce la società e come ha deciso di ristrutturarla.
Nella settimana dei “bilanci”, veniamo a sapere che noi chiuderemo il nostro a meno 96, dimezzandolo da quello precedente, mentre gobbi e cugini di campagna toccano vette inesplorate neanche dal Milan cinese. La Juve segna un meno 210, mentre la potenza di Suning un meno 246, altro record dopo il triplete e mai stati in B.
Finchè si straparla di soldi, acquisti, cessioni e plusvalenze sui social o sui media si scherza, poi ci sono i documenti ufficiali che chiariscono cosa succede nel calcio nostrano. E sarebbe anche ora che invece di inveire contro un mancato acquisto, magari si cominci a elogiare chi contenendo i costi è riuscito a migliorare non solo l’aspetto economico ma anche quello tecnico.
Non cascate sulla questione che tutto dipende dal Covid, la pandemia ha solo fatto uscire la polvere da sotto il tappeto. Adesso che certe “strane” manovre non sono più facili da attuare, bisogna scontrarsi con la dura realtà. Chissà se i nostri con una mentalità più razionale abbiano anticipato i tempi con un cambiamento che coinvolgerà gran parte del calcio europeo. Potrebbe esser un vantaggio in chiave futura, magari con uno stadio di proprietà che ancora oggi sembra un miraggio.
Di certo non ci sentiamo più fuori contesto, ci meritiamo il palcoscenico della Champions, ma dobbiamo star attenti a non farcelo scappare mai più. Il campionato sarà lungo, e le sette sorelle lotteranno fino all’ultima giornata per conquistare il fatidico posto che va dal primo al quarto gradino della serie A. Siamo il Milan e dobbiamo sempre dimostrarlo sul rettangolo di gioco e non solo.
La scorsa settimana avevamo parlato di Maldini, della storia e del milanismo; poi sabato vediamo segnare Daniel ed esclamiamo: “Il Milan è qualcosa di unico!”
FVCR

YouRedBlack
 


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