Rinnovi: la diatriba tra società, procuratori e giocatori Sono i procuratori che hanno fatto lievitare i costi fino ad un livello insostenibile

02/04/2021

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La carriera di un giocatore professionista è necessariamente limitata. Finisce generalmente qualche anno dopo i 30 e in qualche caso si arriva a cavallo dei 35. Ma devi essere un fuoriclasse. Diciamo – per semplificare il discorso - che per i giocatori normali dura una decida di anni.
Si diventa importanti a circa 23 anni e a 35 si appendono le scarpette al chiodo. Per i portieri, quelli veramente bravi, lo shift temporale è spostato più in avanti: sei maturo a 25 anni e vai avanti magari fino a 40. Ma il discorso non cambia.
Questa doverosa premessa è necessaria per affrontare l’unico tema di attualità a Casa Milan: i rinnovi a Donnarumma e Calhanoglu, ma in prospettiva anche Kessie e Romagnoli.
E’ corretto e umano che un giocatore cerchi di monetizzare il più possibile durante la sua breve carriera lavorativa. Questi hanno mercato finchè giocano e non possono esser parametrati su chi lavora con impieghi normali. In 15 anni devono guadagnare abbastanza per potersi mantenere a vita, visto che la maggior parte non ha quasi scolarità e non sa fare altro.
Ma se fosse un semplice problema di domanda-offerta- io ingegnere cerco un’azienda che mi paga e mi valorizza di più - si risolverebbe il più delle volte in modo semplice. Però a complicare la situazione ci sono i procuratori, che curano gli interessi dei giocatori, che non ne sono in grado.
Il mercato del lavoro dei calciatori passa da loro, che oltre quelli del proprio assistito, hanno i loro. Con i propri canali preferenziali, le squadre che meglio li remunerano, e le proprie simpatie. Per cui non è affatto scontato che facciano al 100% gli interessi del giocatore.


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I procuratori guadagnano sui nuovi contratti, sulle percentuali di vendita, sulle commissioni. E spesso i giocatori, allettati da guadagni più elevati, subiscono obtorto collo le decisioni dei procuratori.
Per portare la questione in casa Milan, è chiaro a tutti che Donnarumma vorrebbe rimanere, ma Raiola non vuol perdere milioni di commissione. La stessa storia è con Calhanoglu.
Se probabilmente i giocatori potessero parlare, dichiarerebbero che vogliono restare al Milan, far parte del progetto ma, di fatto, sono in qualche modo schiavi dei procuratori, cui sono legati da contratti ricchi di clausole in caso di rescissione.
Su questo, più che il Fair Play Finanziario, dovrebbe intervenire l’UEFA. Sono i procuratori che hanno fatto lievitare i costi fino ad un livello insostenibile.
In fondo, s loro interessa solo che gli venga pagata la lauta parcella. E pazienza se poi le società falliscono.


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