Il rinnovo della discordia Nel caso Calha vanno messi da parte gli atteggiamenti fideistici di detrattori e adulatori

20/11/2020

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Le professioni di fede sui giocatori lasciano il tempo che trovano e danno la dimensione di un atteggiamento, il fideismo, certamente rispettabile, ma non per nulla razionale. Le battaglie di principio su un singolo giocatore, da parte dei suoi adulatori e da parte dei suoi detrattori elude inevitabilmente il cuore del problema. Di che sport stiamo davvero parlando? Perché se stiamo discutendo di calcio, porre riflessioni sui singoli giocatori può essere divertente o, magari, persino stimolante, ma tali dibattiti nulla portano ad una squadra che, invece, si compone di 11 giocatori titolari e di almeno lo stesso numero di riserve. Il calcio, piaccia o meno, è uno sport collettivo a cui troppo spesso vengono date soluzioni individuali o, peggio, valutazioni legate al singolo giocatore. La storia ci dice, di converso, che soltanto una cerchia eletta di supercampioni è stata capace di determinare in positivo le sorti di una squadra. Vengono in mente Pelè, Diego Armando Maradona, Marco Van Basten, Cristiano Ronaldo, Lionel Messi e Zlatan Ibrahimovic. Se usciamo da questo novero di eletti che, per ragioni diverse, hanno rappresentato un valore a parte per le squadre in cui hanno giocato, diventa davvero difficile trovare giocatori capaci di meritare così tanta attenzione mediatica. Ed allora, se questa premessa è vera, possiamo anche pensare di ricondurre la discussione sul possibile (o poco probabile) rinnovo di Calhanoglu, entro i binari corretti di quelle cose che possono accadere o meno, ma che non spostano sensibilmente le prospettive di crescita e di rilancio del Milan. Né in senso positivo, né ovviamente in senso negativo. Calhanoglu continua a pretendere uno stipendio da top player che, nei fatti, non ha ragione d’esistere, perché lui non è un top player; è un buon giocatore, atipico per caratteristiche, che nel sistema di gioco attuale del Milan ha trovato una sua dimensione e ha dato identità alle proprie qualità balistiche. Non è un giocatore abile nell’uno contro uno, non é determinante nello stretto. Il turco è un buonissimo passatore, con una discreta media gol. In una rosa come quella del Milan il suo contributo tecnico è importante ma, nell’ottica di una crescita complessiva, forse è proprio nella sua posizione che il Milan può trovare un giocatore di qualità superiore, sia nella media realizzativa, sia nella media assist, sia nel senso del gioco. Un rinnovo di contratto a 3 milioni di euro netti (magari con bonus in grado di portare la cifra sino a 4 milioni di euro) può avere un suo senso ed una sua giustificazione, visto che il giocatore è ancora giovane e rappresenterebbe comunque un elemento patrimonialmente (oltre che tecnicamente) prezioso nell’organico del club. Andare oltre queste cifre tuttavia, ci pare un errore molto grave che, quasi certamente, il Milan targato Elliott non commetterà.


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