Il lavoro di Pioli Il tecnico rossonero ha dato un senso ed un'anima a questo Milan

26/06/2020

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Stefano Pioli è riuscito ad imprimere alla squadra una fisionomia. Non era facile riuscirci subito, perché quel Milan da lui preso in corsa nell'ottobre scorso era pieno di difetti, aveva anche buone qualità, ma un livello di amalgama molto basso.
Era il Milan figlio dell'utopia di Marco Giampaolo, il quale presumeva di poter fare un calcio di possesso con una squadra priva di un regista difensivo, di un centrocampo equilibrato e di una punta totale.
Le idee di Giampaolo si sono molto presto andate a scontrare con la realtà dei fatti: un Milan sensato, quello della stagione 2018-19, creato abilmente da Gattuso, era stato sacrificato sull'altare dell'estetica.
Il problema è che la bellezza come valore assoluto ha certamente una rilevanza pregnante nella storia e nella grande tradizione del club. Tuttavia pensare che l'estetica potesse essere preminente sul pragmatismo è stato un errore da matita blu.
Tutti i Milan della storia che sono stati capaci di incantare il pubblico (tifoso e non) per la grande carica estetica del gioco, avevano grandissimi interpreti, sia in mezzo al campo, sia soprattutto nel reparto offensivo.
E così, sugli scogli di queste contraddizioni e di un'utopia calcistica mai rinnegata, è andata ad infrangersi l'onda di Giampaolo che non è stato in grado di adeguare le sue idee ai giocatori a disposizione.
Pioli ha così ereditato una squadra molle, spaurita e soprattutto spenta, sia nella testa e sia nelle gambe. Anche dal punto di vista della preparazione atletica infatti c'era qualcosa che non andava perché il Milan arrivava sempre secondo sulla palla.
La sconfitta di Bergamo per 5-0, arrivata prima della pausa natalizia, poteva essere una di quelle botte terrificanti che condizionano un'intera stagione e la rendono anonima, andando a deprimere gli stati umorali dei giocatori.
Ed invece da lì è partito qualcosa di costruttivo. Pioli è stato intelligente ma è stato anche aiutato dalla società che ha risolto uno dei nodi problematici del Milan, andando a prendere finalmente un marcatore come Kjaer.
La coppia formata da Musacchio e Romagnoli infatti, nell'ultimo anno e mezzo, non aveva avuto numeri troppo negativi, ma tradiva sempre qualche sbavatura di troppo perché nessuno dei due era un marcatore puro.
Con Kjaer accanto, è esponenzialmente salito anche il rendimento di Romagnoli, che ha vicino un giocatore non eccezionale in velocità, ma che è molto adatto a coprire alcune sue smagliature nella marcatura stretta.
E poi, ovviamente, l'innesto di Zlatan Ibrahimovic è stato la toppa perfetta per il vestito rossonero. Nessuno come lo svedese è capace di infondere fiducia nei compagni, di valorizzarli e di essere un leader.
Su questa base nuova, Stefano Pioli ha innestato un Milan più offensivo rispetto all'ultima versione del Milan di Rino Gattuso e con idee verticali molto precise quando c'è l'uscita della palla dalla fase difensiva.
Verticalità, distanze ed organizzazione di gioco sono stati i tre pilastri fondamentali dell'idea di calcio che l'ex tecnico della Fiorentina ha voluto trasmettere alla squadra rossonera in maniera molto chiara e precisa.
Emblema di tutto questo è senza dubbio il cambio sulla parte destra del fronte offensivo, con Suso che è stato ceduto al Siviglia (scelta prettamente tecnica), per essere sostituito dal polivalente Samu Castillejo.
Questi ha certamente meno qualità tecnica di Suso nelle giocate nello stretto, ma è un giocatore più dinamico, più aggressivo e maggiormente presente nelle due fasi di gioco della squadra rispetto all'ex Liverpool.
L'obiettivo di Pioli oggi è quello di chiudere al meglio questa stagione e bisogna dire che, qualora il tecnico riuscisse a centrare la qualificazione all'Europa League, avrebbe raggiunto un obiettivo importante.
Probabilmente, anche in tale ipotesi, l'attuale tecnico milanista non rimarrà sulla panchina del club anche nella prossima stagione, ma l'augurio che gli facciamo di cuore è quello di potersi salutare con una qualificazione europea. Lo meriterebbe lui e lo meriterebbe il Milan.

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