Le colpe di una dirigenza sorda La gioia per Ibra è già finita: emergono invece sempre più gli errori estivi della società

10/01/2020

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Finita la sbornia che dalla vigilia di Natale si è estesa sino ai primi giorni di gennaio, in ragione dell'arrivo a Milano di Zlatan Ibrahimovic, il tifoso rossonero è stato risvegliato dal sogno nel triste pomeriggio dell’Epifania.
Il classico secchio di acqua gelida che, in questi casi, viene abilmente usato come metafora, è stata la prestazione scialba e priva di mordente fornita dalla squadra di Stefano Pioli contro la Sampdoria a San Siro.
Ne è nato uno zero a zero che ha lasciato una stranissima sensazione di vorrei ma non posso, attenuata certamente dall'esordio in maglia milanista di Ibrahimovic, ma lacerante nella sua drammaticità sportiva.
Che cos'è accaduto in pochi mesi? Com'è possibile che una squadra che nemmeno un anno fa era terza in classifica addirittura a sei punti dalla seconda, oggi non riesca più avere un senso ed una credibilità?
La società purtroppo, in merito, ha moltissime colpe in quanto nella scorsa stagione non ha mai protetto il lavoro di Gattuso, arrivando a discutere la qualità del gioco di quel Milan, senza considerare che quegli interpreti stavano rendendo addirittura sopra il loro livello normale.
In sostanza, il club rossonero, senza dolo ma con evidente colpa grave, ha sottovalutato il lavoro certosino del tecnico e ha invece sopravvalutato in maniera esponenziale il valore della squadra a sua disposizione.
Nonostante gli ingenti investimenti infatti, il Milan creato da Mirabelli nel 2017 ed innovato da Leonardo a cavallo fra il 2018 ed il 2019, rimaneva una squadra da sesto posto per il campionato italiano. Credere che i soldi spesi fossero garanzia di risultati è stata una pretesa luciferina.
Gattuso faceva giocare corto e basso quel Milan non certamente per gusto personale, bensì perché si rendeva perfettamente conto dei gravi problemi di equilibrio che aveva quella squadra tutte le volte che giocava col baricentro alto, soprattutto a causa dei difetti di struttura offensiva.


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In più Gattuso aveva intuito di avere in mano tanti giocatori discreti (qualcuno finanche buono), ma con un livello di personalità e di carisma assolutamente non adeguati alla maglia che indossavano che, da sempre, ha un peso diverso da tante altre.
Invece apprezzare il miracolo che Gattuso stava facendo, la società ha ben pensato di discuterne le qualità e di valutare molti interpreti ben oltre il loro reale valore. Troppi sono i giocatori rossoneri che, appena l'asticella di alza, iniziano a giocare a nascondino.
Il club inoltre non ha ritenuto di dover investire in giocatori di personalità ed ha proseguito sulla strada delle giovani promesse, prendendo anche giocatori di ottima prospettiva come Bennacer, Theo Hernandez e Rafael Leao, ma creando di fatto un gruppo senza leader.
Tolto l'ombrello protettivo di Gattuso, sono venute allo scoperto tutte le magagne tecniche e strutturali di questa squadra, ingigantite dalle follie dogmatiche di Marco Giampaolo prima e dai dubbi amletici di Stefano Pioli poi.
Ibrahimovic, di fatto, non è stato un acquisto; è stata semmai un'ammissione di colpevolezza implicita da parte della dirigenza. Tardiva purtroppo, ma comunque estremamente significativa e utile per porre delle riflessioni importanti per il futuro.

Capitan Uncino



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