Atalanta-Milan: analisi della partita Il Milan si è presentato a Bergamo con la testa già alle festività

03/01/2020

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Quando si legge sul tabellone un risultato molto rotondo si devono cercare delle giustificazioni.
Da una parte una squadra come quella di Bergamo che stava attraversando una fase positiva, con l'entusiasmo di aver raggiunto gli ottavi di finale di Champions e la voglia di salutare il proprio pubblico nel'ultima gara dell'anno nel migliore dei modi.
Dall'altra parte una squadra poco motivata e con la testa soprattutto sull'arrivo di Zlatan Ibrahimovic e i preparativi per le imminenti festività natalizie.
Fin dai primi minuti si è capita l'antifona: il Milan ha impegato 5 minuti per superare la riga di metà campo, per altro su una palla persa quasi istantaneamente.
Pioli ha voluto inserire Leao dal primo minuto, forse credendo di poter giocare negli spazi, ma preparando la gara non ha tenuto conto del fatto che gli orobici hanno giocato con una marcatura a uomo a tutto campo che ha messo alle corde la tenuta atletica dei rossoneri.
Proprio sul lato della fisicità, il Milan non è mai stato competitivo.
Indipendentemente dagli errori dei singoli, Conti sopra ogni altro rossonero, è emersa l'incapacità di cambiare il corso della gara, con giocatori troppo spesso più impegnati a nascondersi piuttosto che a mettersi in mostra.
Alcuni dati sono impietosi: il Milan ha tirato 9 volte, una sola nello specchio e per altro con un tiro scolastico e centrale.
Nessun moto d'orgoglio, un rantolo di voglia di fare qualcosa, ma sempre succubi degli avversari.
Il Milan ha faticato a costruire azioni che vadano oltre il passaggio indietro e il lancio lungo di Donnarumma, andando a perdere ogni contrasto a centrocampo e qualsiasi seconda palla. Una tattica suicida, soprattutto nel momento in cui il lancio del portiere cade dove la punta è isolata e incapace di contrastare i difensori avversari. In pratica, si aveva certezza di regalare palla agli avversari, considerando che nel caso in cui il portoghese avesse toccato la palla, nessuno dei compagni avrebbe colto il pallone.
Quando una squadra mette a tabellino 25 spazzate non è decisamente padrona del gioco, con oltre un terzo di passaggi indietro rispetto a quelli in avanti dimostra la totale incapacità di aprirsi dei varchi. Quest'ultima classifica non sarebbe significativa, nel senso che con il tiki-taka si arriva quasi a pareggiare il numero tra passaggi in avanti e indietro, solo che in questo caso la distanza sarebbe minima, mentre la media dei rossoneri a Bergamo è stata di 23 metri!


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Nonostante l'assenza forzata i Hernandez, il Milan ha prodotto, si fa per dire, più gioco sulla corsia di sinistra e non è un bel segnale per l'allenatore.
La colpa principale di Stefano Pioli non è da ricercare in una preparazione alla gara approssimativa, ben enunciata durante la conferenza pre-gara, ma piuttosto l'incapacità di cambiare l'approccio durante la gara.
Se le cose non funzionano, si deve porre rimedio, ma il Milan è rimasto inamovibile a guardare le folate degli avversari.
Conti, reduce da buon prestazioni, non è mai stato in partita, vuoi i trascorsi e vuoi gli insulti ricevuto, ma doveva essere messo nelle condizioni di giocare meglio, più coperto dai compagni e non lasciato allo sbando nel momento in cui la squadra affonda.
Una prestazione indecorosa, da dimenticare in fretta, se sarà possibile dimenticarla senza che vi siano strascichi.
Il discorso alla squadra di Paolo Maldini al rientro dalle vacanze è stato esplicito: chi non dimostrerà di essere da Milan, degno di questa maglia, dovrà trovarsi una nuova squadra.
A buon intenditor poche parole.
 


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