Polveriera Milan Il club sembra dilaniato dall’interno: tocca al fondo Elliott prendere in mano la situazione

03/05/2019

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Quello che sta avvenendo al Milan da circa un mese e mezzo a questa parte è qualcosa di paradossale e che, purtroppo, colloca il club rossonero in una dimensione estremamente lontana da quella cui era abituato per storia e tradizione.
Il ritardo all’allenamento di Bakayoko nella giornata di mercoledì, con tanto di scuse dal sapore vago da parte dell’entourage dell’ex giocatore del Monaco, è solo la punta dell’iceberg di uno stato avariato dei rapporti all’interno dello spogliatoio.
Subito dopo il derby è saltato l’equilibrio e, da quel momento, il “tutti libera tutti” ha prevalso su una logica di gruppo, con troppi giocatori che hanno preferito anteporre la cura del proprio orticello personale al bene ed agli interessi del Milan.
Quanto avvenuto dal giorno dopo quel derby maledetto di metà marzo (perso male dal Milan per 3-2), ha aspetti sinistri e tremendamente parossistici, con la società che non è stata capace di dare garanzie alla squadra e con il tecnico che ha sbagliato tempi e modi delle sue uscite pubbliche.
Rino Gattuso infatti, non avrebbe dovuto mostrare i muscoli nella conferenza stampa della vigilia di Sampdoria Milan, facendo capire in modo abbastanza palese con quel “fra due mesi parlo io”, che la sua avventura come tecnico era ormai ai titoli di coda.
Quella frase ha svelato un segreto che doveva rimanere tale, almeno fino a quando la qualificazione alla Champions League non fosse stata acquisita. I giocatori si sentivano tutelati dalla presenza di Gattuso e l’annuncio indiretto della sua partenza ha fatto saltare gli equilibri del gruppo.
A ciò si aggiunga il problema vero del Milan, ossia una società che, sinora, si è dimostrata totalmente incapace di gestire le dinamiche dello spogliatoio, rappresentando un porto sicuro per le lamentele e le insoddisfazioni del momento di alcuni giocatori.
Era già accaduto durante l’autunno col caso Higuain, poi esploso a dicembre nella sua dimensione più grave (con l’argentino che spinse per andare a Londra non convinto dai piani del Milan sul suo futuro riscatto) e si è riverificato in primavera con una serie di situazioni meno mediatiche ma comunque evidenti.
Il Milan di oggi quindi, più che un club appare una polveriera dove ognuno pensa a far valere interessi personali e dove, conseguentemente, si è persa l’importanza dell’interesse collettivo da perseguire con l’unità d’intenti fra società, tecnico e giocatori.


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Leonardo ha avuto il merito di prendere Paqueta, un giocatore di talento che andrà ad incidere molto nella storia futura del Milan. Tuttavia, al di là di tale indiscutibile merito, non si vede un dirigente bravo e adatto nella gestione del quotidiano e nella tutela mediatica del Milan. Se a ciò si aggiunge un A.D. che non ha ancora rilasciato un’intervista pubblica, il quadro è completo.
La squadra ha molti limiti e probabilmente ha anche tantissime colpe (tanti giocatori non sono da Milan né sul piano tecnico, né sul piano umano), ma nel calcio, si sa, la società forte fa sempre la squadra forte. Ed il Milan, in questo primo anno di gestione americana, è sembrato un gigante dai piedi d’argilla.
Indiscutibile la forza economica del fondo Elliott, ma il calcio vive di equilibri diversi. Serve probabilmente una esposizione più forte da parte della società in merito alle vicende del club perché, in questa stagione, il buon Rino Gattuso ha dovuto fare sia da allenatore sia da dirigente in certi momenti.
Tutto ciò, al netto dei limiti gestionali e caratteriali dello stesso Gattuso che, peraltro, egli stesso non ha mai negato. A giugno comunque bisognerà sedersi attorno ad un tavolo e guardarsi negli occhi: Elliott dovrà decidere davvero che ruolo avere nel calcio e nel Milan ed una ridefinizione di certi ruoli societari non può essere porcrastinata.

Capitan Uncino
 


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