Rino, perchè l'hai fatto? Gattuso ha commesso un errore di comunicazione molto pesante

05/04/2019

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Milano, primavera 2009. Siamo a soli due mesi dalla querelle Kakà che ha tenuto i milanisti incollati agli schermi televisivi ed a tutte le radio possibili, nella speranza che il numero 22 non partisse per i lidi inglesi.
Il Milan ha trattenuto il brasiliano, o meglio ha subito la volontà del ragazzo che, nel caso di cessione, ha posto la condizione di scegliere lui la destinazione futura. Sarà il Real Madrid, è scritto nel libro del suo destino ed a giugno la cosa troverà una veste formale.
Tuttavia dieci anni fa, di questi tempi, a Milano c'era un altro tormentone che aleggiava su tutto l'ambiente rossonero: Carlo Ancelotti rimarrà al Milan o dopo 8 anni lascerà la guida del club meneghino?
Un ritornello simile aveva accompagnato la stagione milanista anche l'anno prima, ma adesso i rumors si stanno facendo più forti e più sentiti. Qualcuno, addirittura, paventa di un accordo già in essere fra Carletto ed il Chelsea.
Eppure Ancelotti smentisce con forza. Di più, dinanzi alle telecamere continua a ripetere che tutto può succedere e che ogni decisione verrà rimandata alla fine della stagione e verrà presa in accordo con la società.
Bluffava, evidentemente, l'immenso Carlo Magno milanista, consapevole che non avrebbe potuto fare altrimenti. Ed avrebbe continuato a bluffare anche durante tutto il mese di maggio, col dado ormai decisamente tratto.
Nella settimana che conduceva a Fiorentina-Milan, ultima giornata di campionato e partita decisiva per l'accesso alla Champions League, Ancelotti era addirittura volato a Londra per registrare il video come nuovo allenatore del Chelsea.
Perchè però Carlo mentiva in maniera così palese? La risposta è semplice: nel calcio ci sono alcune leggi non scritte. Una di queste recita che se la squadra percepisce che il suo allenatore è al crepuscolo e non rimarrà nella stagione seguente, inconsciamente molla la presa.


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Non lo predetermina a tavolino, ma succede qualcosa per cui a livello mentale l'attenzione e la concentrazione non sono più le stesse: accadde anche, mutatis mutandis, nell'ultimo anno di Allegri al Milan, che poi portò all'esonero del tecnico livornese.
La domanda che ci poniamo è quindi molto semplice. Perchè Rino Gattuso, che dello spogliatoio di Ancelotti è stato un senatore, nella conferenza stampa di vigilia di Sampdoria-Milan ha fatto capire che a fine stagione andrà via e che qualche dissidio con la società c’è stato?
Era il caso di esporre un tema così delicato alla pubblica attenzione? Questa frase a nostro avviso può aver creato un alibi alla squadra, togliendole certezze. Perchè questa impulsività?
Nel calcio, come nel poker, non ottiene risultati solo chi è più bravo, ma anche chi sa bluffare meglio.
Non ricordiamo autoreti nella carriera calcistica di Gattuso. Sabato scorso però l’autogol è stato clamoroso.

Capitan Uncino


 


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