I rigori, il fallimento del VAR: un una classe allo sbando Uno può sbagliare, sia chiaro, ma se sbagliano in tanti un problema c'è

08/02/2019

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Non contano le cazzate che dice in TV, sotto copione, il nostro ex Capitano: quello su Suso era rigore.
Probabilmente avrebbe tirato Kessie e avrebbe sbagliato, ma poco conta, perché ci sarebbe un giallo in più per i loro e un giallo in meno per i nostri.
Le parole del biondo sono insipide, perché le immagini non hanno bisogno di commenti.
Probabilmente anche a Jeddah Kessie avrebbe tirato il rigore sbagliandolo, ma quello che resta è un'enorme ingiustizia, non verso il Milan, che non ha problemi, ma verso il calcio.
Ci si lamenta che ogni settimana la cronaca registra aggressioni verso gli arbitri sui tanti campi in cui si gioca, ma come sempre il pesce puzza dalla testa.
Se in serie A si vedono palesi, evidenti ed inequivocabili errori compiuti dagli arbitri e difficilmente si può sostenere la buona fede, cosa scatterà nella testa di qualche scalmanato e socialmente pericoloso durante le partite minori, fino a quelle degli oratori?
Se passasse il messaggio che l'arbitro può sbagliare non ci sarebbe nulla di strano, in fondo sono esseri umani anche se si fanno chiamare "classe arbitrale" autodefinendosi al di sopra degli altri e moralmente superiori.
Se passasse il messaggio che capita di sbagliare, che erano impallati, che anche le immagini non sono chiare non ci sarebbe nulla di male.
Invece no, passa un altro messaggio: io quel fallo non l'avrei fischiato, non c'era, era dubbio anche se le immagini dicono il contrario!
Cosa?
Ma quel poveretto che ha perso i baffi, seduti al fianco del biondo negli studi di quella piattaforma satellitare ha detto testualmente: "io, da difensore, quel rigore non l'avrei dato".
Caro il nostro ex baffuto, vorremmo rivolgerti una domanda. Ma da allenatore, seppur con scarsi risultati considerando la selezione da cui parti, se non ti avessero dato un rigore così cosa avresti detto?
Saresti andato ad esultare dall'arbitro a fine gara?
Che razza di discorso avresti fatto ai tuoi ragazzi a fine partita?
Il problema è questo: trincerarsi dietro la frase "anche l'arbitro può sbagliare".


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Non ci sarebbe niente di male, ci mancherebbe, il problema è che la storia del calcio non ricorda uno straccio di esempio di un arbitro che abbia dichiarato "scusate, ho sbagliato".
Al limite, quanto l'errore è evidente, usano mezze parole, frasi retoriche, niente di più.
In Serie A, a differenza delle partite dei campetti, gli arbitri sono 6: il fatto che sbaglino in sei non è normale.
E il senso di ingiustizia, latente e magari pretestuoso, crea disastri.
Una società giusta, invece, crea ordine.
E gli arbitri sui campi ogni week-end sono ragazzi soli, in balia del loro destino, ma soprattutto, delle percezioni che calciatori e spettatori si sono creati.
Non c'è partita in cui l'arbitro, per una decisione dubbia, venga insultato pesantemente. Vi sembra normale?
E' colpa di quell'arbitro, di chi ce lo manda o del sistema che ha creato un clima di sospetti che ruotano intorno al "palazzo"?
Perché c'è un palazzo per la serie A, uno per la serie B, ma anche uno per ogni comitato regionale o provinciale, per non parlare del campanilismo negli oratori!
Possiamo andare avanti così, in un clima di sospetti?
Il Var doveva risolvere i problemi, quest'anno, invece, li genera e non è solo il caso del Milan, se chiediamo a Urbano Cairo ha certamente qualche cosa da dire.
Interrogarsi seriamente non sarebbe male, ma la "classe" non ci sente, non avverte questo bisogno.
Che classe!

 


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