Un modo diverso di pensare L’età e lo spazio per i giovani sono falsi problemi: il Milan deve tornare a ragionare in grande

30/11/2018

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Nel calcio, come nella vita, si può pensare in piccolo o si può pensare in grande. Non ci sono molte alternative sul punto. Tutto dipende dal tipo di dimensione che si vuole avere e che le spalle sono in grado di sostenere.
Il preambolo appare necessario per introdurre l’argomento di oggi, ossia il possibile arrivo al Milan di Zlatan Ibrahimovic e di qualche altro giocatore esperto che, in realtà, è semplicemente un pretesto per affrontare il vero nodo del contendere che da troppo tempo aleggia sul Milan.
Introduco, all’uopo, alcuni luoghi comuni diventati dei veri e propri mantra negli ultimi mesi: “Ibra oscura Cutrone”. “Sia Ibra, sia Suso vogliono la palla sui piedi e finirebbero per pestarseli”. “Non ha senso prendere trentenni vicini al tramonto come Godin e Fabregas”. “Bisogna prendere giocatori di prospettiva”.
In giro sui social o nei bar si ascoltano spesso frasi di tal sorta, accompagnate da uno scetticismo diffuso sulle prossime mosse del Milan e sulla possibilità reale di un rafforzamento della squadra nelle intenzioni del club.
Ora secondo me la questione è semplice e va scissa in un duplice alveo argomentativo, al fine di poterla sviscerare nella maniera migliore e renderne chiari presupposti e contenuti, sia al lettore, sia a chiunque abbia voglia di farsi un’opinione.
Primo aspetto: finchè il Milan e tutto l’ambiente che ne fa parte, continuerà a ragionare sulla base del “Tizio limita Caio” non torneremo mai ad essere una grande squadra. In un club di livello ormai ci sono 20 titolari. Pensare che esista un giocatore capace di fare 50 partite stagionali senza pagarne le conseguenze sul piano fisico è mera utopia.
Cutrone da Ibrahimovic può imparare tanto, perché la concorrenza stimola i giocatori a dare il meglio durante gli allenamenti e durante le partite ed impedisce loro psicologicamente di sedersi sugli allori di un posto sicuro fra i titolari.


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Ibra è un grande giocatore e come tutti i grandi giocatori può portare soltanto mentalità, fiducia ed autostima per il gruppo. Ma vi ricordate che in un tempo non troppo lontano giocavamo con Van Basten in campo e Papin sua riserva di lusso?
Seconda questione: il Milan ha la necessità di un rapido ritorno alla competitività che passa per ovvie ragioni dall’avere in organico gente che conosce la tensione di certe partite e sa gestirla. Un Godin, un Fabregas, un Ibra, sono manna dal cielo per la nostra giovane squadra che, in tante partite, schiera al massimo un solo trentenne in campo.
Non di solo pane vive l’uomo e, di concerto, non di sola gioventù e vigore fisico vive una squadra, altrimenti il rischio è quello di rimanere una incompiuta, magari bella e meritevole di applausi, ma sempre incompiuta.
L’ambiente Milan quindi, non soltanto a livello societario ma anche e soprattutto fra i tifosi, deve assolutamente ritornare a pensare in grande e con una visione delle cose che va oltre le contingenze del momento.
Altrimenti quel “noi siamo il Milan”, che in tanti sussurrano con orgoglio, rimarrà un residuato bellico del pensiero rossonero.

Capitan Uncino

 


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