Milan-Dudelange: all’inferno e ritorno Una vittoria amara che lancia ombre sinistre su molti giocatori

30/11/2018

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Faceva freddo a San Siro, ma a rendere l’atmosfera più gelida, a far scorrere i brividi lungo la schiena dei tifosi, ci ha pensato il Milan che non ti aspetti.
Diciamolo chiaro: la partita contro i semiprofessionisti lussemburghesi è stata molto ma molto vicina a passare alla storia. Con il Milan dalla parte sbagliata.
Mai nessuno avrebbe pensato di vedere il Dudelange in vantaggio 1-2 a San Siro. E neanche in modo immeritato.
Il risultato finale di 5-2 non rende l’idea delle nefandezze viste in campo.
Abbiamo giocato per una ventina di minuti all’inizio del primo tempo, pur in modo lezioso e a tratti assolutamente sterile. Ma tutto sommato il gol di Cutrone, con la complicità del portiere avversario ci stava. Bennefoi un paio di parate importanti su Higuain e Calhanoglu le aveva fatte. Poi si è spenta la luce.
Il Milan in campo non era neanche lontano parente di quello visto domenica all’Olimpico.
Raramente si è vista una squadra di Serie A italiana – e forse anche si Serie B – sbagliare così tanti passaggi a centrocampo, stop elementari, appoggi che riescono anche in categoria Allievi.
Non ne azzeccavamo una neanche per sbaglio. E davanti avevamo il Dudelange, una discreta squadretta ma organizzata, non certo il Barcellona o il Manchester City.
I tifosi assistevano alla commedia horror di giocatori che pascolavano per il campo, senza idee, che subivano gli elementari ma efficaci fraseggi dei lussemburghesi.
Il primo gol, su un calcio d’angolo, è l’emblema di cosa significhi non esserci con la testa. Gattuso che urla e segnala due giocatori liberi al limite dell’area opposta alla battuta e nessuno che li marca. Tutti a guardare la palla e non l’avversario. Reina non può far nulla sul tiro ben angolato e forte.
Il secondo è un capolavoro di quella leziosità che si impadronisce dei difensori del Milan troppo spesso: anziché spedire lontano la palla, la si gioca in area fino a perderla. Poi bravo Turpel che indovina l’angolo lontano. Ma neanche in Serie B si vedono gol così.
Una rete che ribalta la partita e gela i tifosi, convinti di vivere un incubo. Anche perché il Milan non cambia atteggiamento: rimane imbambolato con l’aria svagata di chi non ha capito che non ti puoi permettere distrazioni. Non puoi sottovalutare così l’avversario. Personalità zero anche in chi dovrebbe averla, per storia, classe e stipendio.
E a centrocampo lo scempio dei passaggi sbagliati vedeva protagonisti Bertolacci (si accomodi definitivamente alla porta, per favore), Bakayoko, Laxalt. Halilovic dopo i minuti iniziali è letteralmente sparito dal campo (anche se a Gattuso pare sia piaciuto!) . Cutrone si sbatte come sempre, ma deve essere servito. Il Pipita cerca di far salire la squadra, ma sbaglia tanto anche lui perdendosi nella mediocrità generale.


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Una fase difensiva minimamente organizzata rendeva sterile ogni tentativo di attacco del Milan, che ha dato l’impressione di non sapere letteralmente cosa fare. La confusione regnava sovrana.
Poi Gattuso, quando manca meno di mezz'ora alla fine, decide che c’è un limite, che lui e la società hanno una dignità da difendere: dentro Suso e poco dopo Mauri, che almeno ci mette un po’ di “garra”. E la partita gira. Si accende la luce.
Alla fine abbiamo bombardato il Dudelange fino a portare a casa la partita segnando 4 gol in una manciata di minuti. Non senza un pizzico di fortuna (due autoreti, anche se un gol viene dato a Cutrone, che dice di non aver toccato) che non guasta.
Ma è stata una vittoria amara.
Non contano la doppietta di Cutrone in EL, il gol di Calhanoglu, la rete di Borini.
Negli occhi e nella mente rimane una prestazione indegna di una squadra di nome AC Milan. Una squadra che non può permettersi di lasciar fuori neanche un titolare perché i sostituti ti portano alla figuraccia anche contro dei volonterosi – ma pur sempre semidilettanti – lussemburghesi.
E il dramma è che questi sono gli uomini a disposizione di Gattuso. Altri non ce ne sono. La personalità, se non ce l’hai, non te la inventi.
E domenica incontriamo il Parma sempre a San Siro. Gli emiliani giocano in Serie A e hanno solo 2 punti meno di noi in classifica.
Vedremo che Milan scenderà in campo.
Intanto abbiamo evitato la figuraccia epocale.
 


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