La promessa del Pipita: non va e... Si presenta in sala stampa. Ma poi conta solo il campo.

30/11/2018

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Ci sono cose che lasciano interdetti, come l'espulsione di Higuain, il suo nervosismo. C'erano state già avvisaglie, coi compagni, ma sembrava tutto a posto. Invece il malessere c'era, più che altro era frustrazione.
Il ragazzo è arrivato al Milan perché "scartato" dall'arrivo di Ronaldo ai bianconeri e la voglia di rivalsa c'era tutta, quell'orgoglio tipico argentino di voler dimostrare che sono gli altri che si sbagliano.
Si è dovuto fermare, cospargere il capo di cenere, chiedere scusa.
Poteva finire lì, invece durante la sosta ha lavorato duro, anche se l'unico impegno in tre settimane sarà una partita contro una squadra che nel suo complesso costa un tredicesimo del suo stipendio annuale.


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Si è impegnato, si è preso il suo tapiro da Staffelli, ma ha risfoderato il suo sorriso, ha capito che deve comportarsi da leader, non a parole, ma con i fatti, e si deve prendere le proprie responsabilità.
Si è presentato alla conferenza della vigilia della Coppa dichiarando che le voci che lo vogliono lontano dalla maglia rossonera non esistono, che stima Ibra e che vuol essere determinante per questa squadra.
Non sono parole di circostanza, c'è la sostanza dell'impegno negli allenamenti e nella conquista della fiducia del Mister e dei compagni.
Il Milan ha bisogno del Pipita più che mai, dei suoi gol della sua classe e determinazione.
Lui ci sarà, si farà trovare pronto. E' una promessa, ma è anche quello che ha sempre fatto.
 


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