L’attesa di Caldara Perchè l’ex atalantino sta solo facendo un normale percorso di apprendistato

14/09/2018

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La storia secondo cui se un giocatore è bravo riesce a giocare in tutti i sistemi di gioco è una verità relativa e non assoluta. Se fosse così semplice non esisterebbe differenza fra moduli tattici ed il mestiere degli allenatori sarebbe oltremodo più semplice.
La premessa è d’obbligo per introdurre il tema Mattia Caldara.
Non è un argomento facile perché il fatto che nelle prime due gare di campionato Gattuso gli abbia preferito Mateo Musacchio è apparso quasi come un reato di lesa maestà, uno screditamento dell’acquisto del giocatore.
Ovviamente non è così, anzi non può e non deve essere così semplicistico. In Europa ci saranno al massimo 8-10 fuoriclasse. Parliamo di giocatori capaci di cambiare il volto di una squadra. Si contano, ad esser buoni, sulle dita di una mano o due.
Ebbene esclusi i fuoriclasse, tutti gli altri giocatori (dall’ottimo al buono, dal discreto al mediocre) devono essere contestualizzati per venire valutati nella maniera migliore.
Ecco: quello che manca in qualsiasi giudizio che inerisce le scelte di Gattuso in merito alla non titolarità di Caldara, è proprio la contestualizzazione del giocatore, atteso che non è un fuoriclasse rientrante fra i big mondiali.
Caldara è invece un difensore centrale con grandissime potenzialità, che dopo qualche prestito in Serie B con discreti risultati, ha trovato una dimensione importante in quel di Bergamo, sotto la guida di Gianpiero Gasperini.
Nel sistema di gioco adottato da Gasperini, Caldara era il centrale di una linea a 3, con ai lati due marcatori puri (Toloi e Masiello) che gli davano coperture. Il ragazzo si è messo in luce per le letture perfette su situazioni di attacco alto del pallone (ha un tempismo innato) e per essere uno dei migliori marcatori della Serie A.
Pur avendo un discreto piede in fase di impostazione, nel sistema di Gasperini questa caratteristica era poco richiesta, perché è un tipo di gioco in cui si attacca a cento all’ora e dove ad ogni palla difficile da giocare in fase di possesso la soluzione primaria rimane il lancio lungo verso l’ariete di riferimento.


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Tale sistema di calcio è assolutamente agli antipodi rispetto al tipo di gioco che invece, da quasi un anno a questa parte, sta provando a sviluppare Rino Gattuso nel suo Milan, basato sul possesso palla dal basso e su una ricerca ragionata della palla filtrante.
Giocare con due centrali in linea invece che a tre, presuppone in primis una maggiore attenzione quando c’è una palla persa e, nella scelta fra accorciare o scappare all’indietro (spesso da prendere in mezzo secondo), l’affiatamento fra la coppia centrale è una precondizione fondamentale.
Caldara sta quindi portando a termine un percorso di apprendistato, in ragione del fatto che è passato da un sistema calcio frenetico ad uno ragionato e con minori coperture. Quando sarà pronto, sarà lui il titolare al fianco di Romagnoli.
Per ora, creare un caso dal nulla significa non considerare il valore di Musacchio e non considerare che gli allenatori fanno scelte basate sulle questioni di campo e non sulle chiacchiere.

Capitan Uncino



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