Leonardo, di nome e di fatto! Meglio La Gioconda o l’operazione Caldara-Higuain?

10/08/2018

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E’ stato un mese pazzesco per i supporter rossoneri, come spesso accade al Diavolo, lo si da troppo facilmente per morto, salvo poi scoprire che bisogna sempre averne paura. Sembra l’altro ieri quando la Uefa ci dava il benservito per la prossima Europa League, un’onta di vergogna assaliva gli innamorati di Milan. Non tanto per la competizione, mai tanto amata, ma per l’immagine del club che veniva macchiata da questa vicenda.
Il mercato era immobile, ma non Ciro, si era bloccati letteralmente perché non c’erano soldi in cassa per provare a rinforzare una squadra che ricordiamo era finita sesta. Tutto impiantato, salvo l’arrivo di tre mezzi giocatori a parametro zero.
Per non parlare del solito countdown-bonifico, immancabile ogni volta che il presidente doveva intervenire in prossimità delle scadenze. Ma fortuna vuole, che quando meno te l’aspetti, il Milan risorge come l’araba fenice.
Troviamo qualche similitudine come quando nell’86 ormai sull’orlo del fallimento, incominciò la rinascita del Diavolo con Silvio da Arcore.
Chiaramente questa volta non siamo arrivati a portare i libri in tribunale, ma la società fantasma cinese aveva fatto perdere la pazienza a molti, tranne al solito gruppetto di ultras che negli anni si è dimostrato poco incline a capire cosa fosse meglio per il tanto amato Milan, legando con persone che con i fasti del club aveva poco a che fare. E dopo che per giorni si parlava di eventuali soci di minoranza o maggioranza e di vendite lampo fantasiose, ecco che Elliott decide di irrompere ed entrare a piedi unti in una situazione che stava diventando grottesca.
Gli americani mettono le mani sul Milan e non solo, visto tutti gli interessi che il fondo ha in Italia, ricordiamo Tim, Mediaset, Generali, ecc. E per ripartire con slancio, la prima cosa da fare, era creare un nuovo management, visto che quello vecchio era impresentabile, il Milan doveva tornare ai milanisti. Scaroni amministratore delegato pro tempore, e parte sportiva affidata a Leonardo da Niteroi. Quest’ultimo macchiato dal passaggio per alcuni mesi dai cugini di campagna, ma pur sempre un calciatore e dirigente cresciuto nel Milan berlusconiano.
Persona con esperienza e bagaglio culturale con pochi eguali nel mondo del calcio, un notevole upgrade se si pensa al Massimiliano da Rende, quello con la schiena dritta.
Cresciuto al liceo calcistico monzese “Adriano Galliani”, il brasiliano ha fatto esperienza al PSG, diventando uomo di calcio a 360 gradi.
E visto che il “Leo” qualcosa doveva farsi perdonare per quella “fuitina” dall’ossessionato Moratti, ecco che dipinge la sua opera migliore. Rimanda il malinconico Bonucci a Torino facendosi dare il promettentissimo Caldara. E in più porta a casa un 9 degno della nostra maglia, quel Gonzalo che ha tanta rabbia dopo esser stata cacciato dall’arrivo di CR7 sotto la Mole.
Si dice non abbia ancora finito l’opera, ma la gente come in fila al Louvre per La Gioconda, era presente in massa in piazza Duomo per festeggiare i primi due tasselli del Nuovo Milan.
E pochi giorni dopo, visto che viaggia a ritmi impazziti, ecco De Araujo convincere un certo Paolo Maldini a ritornare a casa.
Scusate, ma c’è ancora qualcuno che preferisce quel quadretto che il Da Vinci ha lasciato a Parigi?

FVCR

YouRedBlack


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