Primi giudizi Non è tutto da buttare, ma c’è tanto da lavorare. I luoghi comuni van messi da parte

11/05/2018

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Cosa resta di questa stagione? Probabilmente è possibile trovare un senso ed alcuni insegnamenti in questa annata sportiva in cui quasi nulla ha mai realmente funzionato, fatta eccezione per i mesi di gennaio e febbraio in cui la squadra aveva trovato un minimo di continuità di rendimento, togliendosi la soddisfazione di battere la Lazio e la Roma.
I giudizi però non possono che essere espressi sui dati reali ed allora già ora è possibile dire che sul piano dei risultati questa stagione è stata inferiore a quella scorsa. Con enorme sorpresa senza dubbio, ma è così.
Se anche il Milan vincesse le ultime due partite di campionato contro Atalanta e Fiorentina, ci sarebbero 3 punti in più, ma una finale vinta in meno (con annesso trofeo in bacheca da lustrare).
Che cosa è accaduto? Senza ombra di dubbio, è opportuno premettere che le prime fasi di un nuovo ciclo non sono mai semplici. Il rischio degli investimenti sbagliati è alto, in quanto manca una base solida e non c’è il prerequisito dell’esperienza, fondamentale per ridurre al minimo gli errori.
Tuttavia appare opportuno analizzare gli sbagli e mettere da parte i pregiudizi ed i luoghi couni. Nell’ultimo anno abbiamo sentito dire che Fassone e Mirabelli ci hanno ridato la dignità di tifare Milan. Peccato che, chi ha davvero il Milan nel cuore, non ha bisogno di un tramite con la propria passione.
E peccato altresì che una frase del genere pecchi di irriconoscenza verso il presidente che nella storia del calcio moderno ha vinto di più. Magari, iniziare a valutare i dirigenti attuali con approccio asettico e senza scomodare paragoni con un passato troppo grande per tornare, potrebbe essere una buona idea.
Potrebbe parimenti rivelarsi saggio iniziare a smetterla con le vedove di un Milan che non può tornare più (quanto è stupida la retorica vacua?) e con i difensori a spada tratta di chi opera adesso.
Così come potrebbe essere una buonissima idea abbandonare il termine “macerie” riferite al lascito dell’ultimo Milan di Silvio Berlusconi. Quelle macerie (Suso, Bonaventura, Romagnoli, Donnarumma e Calabria) sono la base del nuovo Milan. Migliorabile, senza dubbio, ma non scarsa.


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Forse, una parte di queste macerie lasciate andar via facilmente in estate, una mano poteva anche darla in questa stagione in cui è stato costruito un Milan senza panchina. Prendere in considerazione l’idea non significa tornare indietro; significa semplicemente ragionarci sopra per evitare errori simili in futuro.
Parimenti, continuare con la cantilena inutile del mercato da 240 milioni che non si vede, è un qualcosa totalmente privo di senso. In primis perché il saldo netto del mercato rossonero è di meno 160 milioni ed in secondo luogo perché tornare competitivi passa anche per step del genere, ossia mercati a vuoto in cui i giocatori presi impiegano del tempo prima di rendere in base al loro effettivo valore. Pensate al primo anno di Dzeko alla Roma o al primo anno di Perisic all’Inter, tanto per fare degli esempi pertinenti.
Insomma non è tutto da buttare ma c’è davvero tanto da fare. Nell’attesa ci saranno i sostenitori di Tizio e quelli di Caio (fare nomi è inutile) che continueranno a combattere guerre in nome dei dogmi. Meglio lasciarli fare senza intromettersi. Noi dobbiamo pensare al Milan, l’unico vero dogma che sentiamo di amare.

Capitan Uncino



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