C’era una volta il Milan Fallimento sportivo, per quello societario c’è tempo

11/05/2018

Sommario di questa settimana

Sfoglia, usa mouse e frecce

Non volevamo scrivere a caldo, ma anche oggi siamo amareggiati ed abbattuti.
Con la gobba si può perdere, sono una squadra formidabile a livello italiano ed europeo, ma c’è modo e modo di uscire dal campo. Sul piano tecnico non c’è confronto tra le due squadre, e chissà per quanto tempo ancora sarà così.
Però in questa gara la motivazione la doveva far da padrona. Gattuso aveva ragione, la dovevamo giocare come se fosse una finale Mondiale, l’abbiamo affrontata come se fosse una gita scolastica di fine anno. Il centrocampo della Juve era in apnea, Mandzukic non ne vedeva una, l’unico pericolo erano le accelerazioni di Douglas Costa.
La Juve era diverse partite che non ammazzava la gara e lasciandola in bilico fino alla fine, insomma poteva e doveva essere la nostra occasione.
Solo che poi succede che ci si perde Benatia in area, che il futuro Buffon regala papere manco fosse Natale, e Nikolino si sblocca tornando bomber d’area di rigore… peccato lo abbia fatto nella porta sbagliata.
Un Milan che si è sciolto come neve ad agosto, nella partita più importante della stagione, non solo per il trofeo, ma anche per una qualificazione alla prossima Europa League senza passare dai preliminari di luglio.
Domenica a Bergamo con molta probabilità si consumerà il fallimento sportivo di questa società. Un fallimento nato ancora prima di una campagna acquisti tragicomica per le scelte del burbero calabrese, venuta alla luce quando il cacciatore di sponsor, tale Fassone, decide di affidarsi ad un navigato direttore sportivo e affidargli le chiavi del forziere.
La cassa era piena, 240 milioni, adesso che è vuota e senza risultati sportivi, pretendiamo l’allontanamento del calabro e senza nemmeno ringraziarlo per il disastro perpetrato. Sarebbe da cacciare anche Fassone, se non fosse altro che l’anello che tiene insieme questo castello di carta chiamato AC Milan. Senza una società organizzata e capace, legata alle proprie tradizioni, non si raggiungeranno mai determinati obiettivi sportivi.
E’ da mesi che sentiamo del famoso rifinanziamento del debito verso Elliott, così come continuiamo a vedere continui posticipi per la chiusura finale del cerchio. Potessimo almeno dire che finalmente sta per finire questa stagione maledetta, saremmo più sollevati, invece nel giro di un paio settimane potremmo trovarci al settimo posto con conseguenti preliminari di EL a luglio e con un bel regalino da parte dell’Uefa e di quel fardello che sarà il fair play finanziario.
Una stagione iniziata con irriverenti “bausciaggini” per presentare la valanga di pippe acquistate durante il mercato estivo, che sarà ricordata per le quattro pappine di mercoledì, per le tre pere prese a Verona ed il punto conquistato in due partite contro il Benevento.
Avevamo la possibilità quest’anno di rientrare nell’elitè del calcio italiano e riaffacciarsi in Champions, ci ritroviamo a lottare per l’ultimo posto di Europa League e con un gap rimasto inalterato rispetto ai nostri competitors.
Contando sul fatto che non avremo gli introiti derivati dalla coppa dalle grandi orecchie, si salvi chi può.
C’era una volta il Milan, oggi squadra provinciale, con un grande cuore, solo quello dei tifosi però. Gli stessi che si aggrappano a Rino unico vero cuore rossonero di una società di marionette.
FVCR

YouRedBlack


Libro per veri tifosi rossoneri

2.99


Se ti è piaciuto, condividilo!

Leggi il prossimo articolo
La mancanza di garra



Vai al Sommario del
Magazine di questa settimana

Leggi e sfoglia la miglior rassegna stampa rossonera: Milan7.it/rs